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Il mercato si è spostato dai piccoli ai grandi. La liberalizzazione totale non ha funzionato. Ma questo non significa che bisogna sempre chiudere di domenica. Piuttosto, bisogna abrogare la liberalizzazione totale e far tornare le competenze sugli orari alle Regioni. “Il che non vuol dire tenere chiuso sempre ma, tenere aperto, se necessario, anche sempre”. Questa la posizione espressa da Confesercenti sul tema delle chiusure domenicali dei negozi. Le zuffe non servono, dice la sigla, ma è necessario “un confronto sereno per arrivare ad una norma condivisa e sostenibile”. A scriverlo è la presidente di Confesercenti Patrizia De Luise in una lettera indirizzata ai segretari dei principali partiti politici italiani.

 

“Noi vorremmo che dal Parlamento uscisse un testo condiviso e lavoreremo per questo”, si legge nella lettera. “Ma affermazioni quali ‘si perderanno posti di lavori’, c’è l’e-commerce che ci fa concorrenza, sono fumo per non far capire. In questi anni, fra titolari e collaboratori, il mondo del commercio tradizionale ha perso 60.000 unità. Un crollo che annulla anche la crescita dei dipendenti ed un saldo che porta a 30.000 posti di lavoro in meno. Per essere competitivi con l’e-commerce non si deve arrivare alla follia di aprire anche la notte. In un mercato dove avere forme di concorrenza equilibrata (e non posizioni monopolistiche) è indispensabile, servono regole chiare e che tutelino prima di tutto le imprese più deboli. È ora giunto il momento di farlo”.

La proposta di revisione della liberalizzazione è quella contenuta in una proposta di legge di iniziativa popolare, chiamata Liberaladomenica, promssa da Confesercenti con la Cei e sostenuta da 150 mila firme. “Una proposta di legge – spiega Confesercenti – che prevede l’abrogazione della liberalizzazione totale introdotta dal Salva Italia ed il ritorno delle competenze in materia di orari alle Regioni. Il che non vuol dire tenere chiuso sempre ma, tenere aperto, se necessario, anche sempre. Prima del 2012, è bene ricordarlo, di fatto già in quasi tutte le Regioni le aperture, fra domenicali e festive, superavano le 24 giornate. Per questo ci siamo attivati per proporre e promuovere un accordo tra i rappresentanti delle diverse componenti della distribuzione commerciale: è la via maestra per arrivare ad una norma che tuteli tutte le imprese, senza squilibri”.