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Da piccolo mia madre mi ripeteva spesso questa massima popolare “Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi” e come tutte le massime anche questa contiene una filosofia spicciola, ma vitale, ovvero ciò che è “Santo” deve essere rispettato, qualunque sia il credo di appartenenza.
Potrebbe non essere più così, sostiene l’Avv. Saverio Cuoco, presidente regionale dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria, infatti, salvo modifiche da parte del Parlamento in sede di conversione in legge, la conseguenza del decreto legge varato dal Governo per estinguere il debito pubblico, comporterebbe la cancellazione delle feste patronali, il Governo infatti ha deciso di accorpare le festività non religiose e quelle religiose non concordatarie alle domeniche, calcolando così un netto risparmio per le casse dello Stato ed un aumento della produttività. 
Potrebbero scomparire, così, le feste dei Santi Patroni delle città che costituiscono un patrimonio oltre che di spiritualità e di appartenenza religiosa, anche di storia, cultura, tradizioni, ecc.ecc.
In pratica oltre ad essere accorpate alla domenica più vicina le festività non religiose come il 25 aprile, il 1°maggio e il 2 giugno, verranno accorpate altresì le feste del Santo Patrono in quanto festività religiose non concordatarie ad eccezione della città di Roma vincolata da accordi tra Stato e Chiesa.
Si salveranno soltanto le festività religiose previste dal Concordato e cioè:  6 gennaio (Epifania), 15 agosto (Assunzione di Maria Vergine), 1 novembre (Tutti i Santi), 8 dicembre (Immacolata Concezione), 25 dicembre (Natale), nonché naturalmente tutte le domeniche. Restano dove sono anche quelle di natura semi-religiosa, cioè l’1 gennaio Capodanno, il lunedì dell’Angelo e il 26 dicembre, Santo Stefano.
Come pensare di sostenere l’abolizione di festività patronali come quelle di San Gennaro a Napoli o di San Matteo a Salerno, o Santa Rosalia a Palermo, Sant’Agata a Catania, o la festa della Madonna dell’Assunta della vicina Messina.
Per quanto riguarda la città di Reggio Calabria, molti uffici pubblici, scuole pubbliche e private rimanevano chiusi il giorno 23 Aprile in occasione della Festività del Santo Patrono della città, San Giorgio, mentre altri propendevano per l’astensione dal lavoro, per la ricorrenza della festività della Madonna della Consolazione coincidente con il martedì successivo al secondo sabato di settembre di ogni anno in cui si celebra la Patrona, con una solenne processione tra le più imponenti in Calabria e Sicilia, è tra le più importanti feste religiose d'Italia, richiamando a Reggio durante le celebrazioni migliaia di fedeli dalle due regioni.
Tutto ciò potrebbe svanire poiché la festività verrebbe accorpata alla domenica ed il giorno tradizionalmente dedicato a tale solennità diventare un giorno lavorativo qualunque.
Inoltre non sono da sottovalutare anche gli aspetti economici della vicenda per coloro che sostengono la propria economia con gli indotti del turismo, infatti l’abolizione delle feste patronali unitamente a quelle civili, comporterà inevitabilmente un danno per commercianti, esercenti, artigiani e alberghi per la mancata affluenza dovuta all’abolizione dei ponti infrasettimanali e dalla cancellazione delle feste patronali.
E richiamando il famoso motto del poeta Reggino Ciccio Errigo: che soleva ripetere  in occasione della Festa della Madonna della Consolazione, indicando come l'evento più importante della cultura reggina: « Cu terremoti, cu guerra e cu paci
sta festa si fici e sta festa si faci. », ci auguriamo, conclude l’Avv. Saverio Cuoco, che le feste patronali si  continueranno a celebrare così come si è fatto fino ad oggi ed auspichiamo che i parlamentari calabresi di qualsiasi appartenenza politica, possano impegnarsi  attraverso emendamenti a far modificare questa breve parte della manovra anticrisi varata dal ministro Tremonti e già approvata dall’Unione Europea, che diversamente cancellerebbe una parte di storia del patrimonio di ognuno di noi.