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Le tariffe dei barbieri per il taglio dei capelli variano normalmente da 15 a 30 euro, secondo le città e il locale, ma i calvi protestano: “Io pago ben 20 euro per il taglio capelli -telefona un utente milanese all’Unione Consumatori- ma sono quasi calvo, salvo la solita corona alla base del capo. Il mio barbiere, pertanto, impiega circa 5 minuti per il taglio capelli, ma io devo pagare la stessa tariffa di chi ha una zazzera foltissima e deve stare sotto le forbici per almeno 20 minuti. Non è giusto, perché la tariffa dovrebbe variare a secondo del tempo impiegato e potrebbe essere stabilita, per esempio, secondo dispositivi del tipo a tassametro”.

L’utente calvo ha ragione da vendere, ma la legge n. 174/2005 non prevede questa possibilità. Ha stabilito che barbieri e parrucchieri si chiamano “acconciatori” e possono anche vendere ai clienti cosmetici, parrucche, barbe e baffi finti e altri accessori senza licenza commerciale o notifica dell’attività di vendita al Comune. Per esercitare la sua attività, l’acconciatore deve avere una autorizzazione comunale dopo aver conseguito un’apposita abilitazione professionale superando un esame tecnico-pratico. Spetta alle Regioni disciplinare più dettagliatamente l’attività professionale degli acconciatori. Ma la legge non si occupa di tariffe, né dell’obbligo di esporle chiaramente al pubblico.