Notizie recenti

Newsletters

 
 
Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Si avvicina il Natale, momento consumistico per eccellenza, ed ecco che l’invadenza della pubblicità e le pratiche scorrette messe in campo per sedurre i consumatori si fanno più aggressive. Basta dare un’occhiata alle luccicanti promesse della telefonia, dalle carte per gli auguri al “tuttogratis”.
Del resto, di questi tempi, chi si estranea dalla lotta per gli acquisti è un perdente! Già perchè comprare, secondo gli stilemi della società moderna, sembra “obbligatorio”… Ma come fanno gli italiani senza quattrini a rispondere alla incessante domanda della produzione? E poi perché dovrebbero, se ogni prodotto sembra destinato ad una celere transitorietà: sono messi in circolazione prodotti destinati ad essere rapidamente sostituiti da altri, più nuovi e più belli.
Da un certo punto di vista è fisiologico che, entro alcuni termini, il prodotto “a lunga conservazione” sia visto come una inefficienza, ma il ritmo con il quale l’industria cambia le sue mode ed evolve inutilmente sembra proprio un modo per vendicarsi dei consumatori. Finché era il cappotto, che ancora riscalda bene, ad essere reso socialmente inutilizzabile, la moda non faceva altro che assolvere alla sua funzione. Fa scalpore invece, che molti altri settori della produzione siano oggi dediti con ogni mezzo (molti dei quali scorretti) a mantenere vivi i ritmi di una produzione che sembra orientata a fornire beni effimeri. Come quei rasoi da barba ai quali, ogni anno, viene aggiunta una nuova lama…