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«Qui finisce male». Il figlio minaccia la madre impugnando un coltello da cucina, ma senza puntarglielo contro: ottiene 50 euro e se ne va

Non può cavarsela con l’assoluzione dall’accusa di estorsione grazie all’articolo 649 Cp che sancisce la non punibilità per (alcuni) fatti commessi ai danni di un congiunto

Lo precisa la sentenza 28141/10, emessa dalla seconda sezione penale della Cassazione

Il ricorso del procuratore generale contro la sentenza del Tribunale è accolto contro il parere del pm, che aveva concluso per l’inammissibilità

Quando il delitto ex articolo 629 Cp ai danni di un familiare risulta consumato, cioè se l’azione criminosa è andata in porto, la causa di non punibilità prevista dall’articolo 649 Cp è esclusa in ogni caso: non conta che l’estorsione sia avvenuta con una semplice minaccia o con violenza alle persone (e altrettanto vale per i reati di cui agli articoli 628 e 630 Cp, rapina e sequestro di persona, anch’essi espressamente citati nella norma che scrimina)

È vero: l’articolo 649 Cp contiene un riferimento che limita la punibilità all’illecito «commesso con violenza alle persone», ma l’inciso riguarda tutti gli altri delitti contro il patrimonio, diversi da quelli puniti dagli articoli 628, 629, 630 Cp, che risultano esplicitamente esclusi.

Non c’è dubbio, nella specie, che il delitto sia consumato: il figlio si procura un ingiusto profitto (sia pure per soli 50 euro) con un danno alla madre

Il Tribunale - bacchettano gli “ermellini” - fa un po’ di confusione

In giurisprudenza esiste sì un contrasto sull’articolo 649 Cp, ma riguarda altre due questioni, vale a dire: se la causa di non punibilità “copra” o meno le ipotesi tentate dei delitti di rapina, estorsione e sequestro di persona (20110/02); se nella «violenza alle persone» di cui all’ultimo comma debba rientrare anche quella morale e psichica (35528/08, arretrato 20 settembre 2008; ipotesi che, dunque, rileva per gli altri delitti contro il patrimonio)

Si ha violenza morale, in particolare, quando la condotta dell’agente elimina o riduce di molto la capacità di autodeterminarsi dell’offeso senza ricorrere alla costrizione fisica ma determinando comunque uno stato di coazione (19651/07).