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L’unione Nazionale Consumatori Calabria non ci sta proprio ed esprime profondo sconcerto dinanzi alla ennesima dimostrazione della estrema superficialità con la quale si intende affrontare e risolvere la problematica in materia di pagamento dei canoni idrici, disattendendo i più elementari principi giuridici dettati in materia.
L’ondata di notifiche inviate dalla RE.G.E.S. S.p.A. relative al calcolo della eccedenza acqua dell’anno 2005-2006 dimostra ancora una volta l’approssimazione nel determinare l’esatto importo che l’utente deve pagare ed ancora una volta si ricorre all’inaccettabile consumo presuntivo cioè a forfait, delle somme pretese a titolo di eccedenza canone acqua, acque reflue e depuratori.
Per tali motivi l’Unione Nazionale Consumatori Calabria dichiara la propria indisponibilità ad essere arruolata da chicchessia per combattere guerre che poco hanno a che fare con gli interessi dei consumatori e non intende più dopo circa sette mesi osservare il protocollo d’intesa siglato con la RE.G.E.S. che si è limitata durante l’incontro con le associazioni dei consumatori del 22 Maggio scorso a dare semplicemente comunicazione, senza possibilità di replica, dell’imminente arrivo delle richieste di pagamento presuntive relative all’eccedenza acqua anno 2005-2006.   
Il Centro di Orientamento Giuridico del Consumatore, attraverso i propri legali, ha individuato una serie di irregolarità che caratterizzano le richieste di pagamento inviate dalla RE.G.E.S. prima fra tutte il ricorso per l’ennesima volta all’addebito illegittimo a “forfait” operato dal Comune, “iure imperii”, nonostante il regolamento comunale prescriva la lettura dei contatori a scadenze periodiche e la legge imponga il pagamento del consumo effettivo di acqua rilevato dai contatori, senza dover ricorrere a rocamboleschi sistemi di esazione su consumi forfetizzati.
Le prestazioni di acqua non possono essere totalmente quantificate con sistema a consumo presunto per contrasto con l'art. 3 della Costituzione e perchè in questo modo verrebbe alterato il vincolo di sinallagma, sotteso ai contratti a prestazioni corrispettive, trattandosi nel contratto di erogazione di acqua, di un contratto di somministrazione.
Inoltre anche per il servizio idrico di fognatura e depurazione, l’arbitraria adozione del sistema di esazione “a forfait” disattende i principi introdotti dalla c.d. “legge Galli”, la quale prevede per l’appunto che i canoni in questione siano dovuti in stretto rapporto col volume di acqua effettivamente “fornita, prelevata o comunque accumulata”, escludendo pertanto dal computo i quantitativi non consumati o non immessi nella rete fognaria.
Come se non bastasse tali atti, privi del nominativo da indicare quale responsabile del procedimento, vengono notificati inopinatamente quali atti giudiziari con un consistente aggravio di spese a carico dell’utente pari a euro 6,06.
Trattandosi inoltre di semplici fatture, esse non costituiscono un atto autonomamente impugnabile oggetto di ricorso ai sensi dell’art. 19 del D.Lgs. n° 546 del 1992, contrariamente a quanto asserito nei documenti stessi.
L’Unione Nazionale Consumatori Calabria nel constatare che non è possibile tollerare oltremodo l’ennesima affermazione del principio di pagamento fondato esclusivamente su criteri presuntivi, estremamente penalizzante per i contribuenti considerati sempre piu’ come salvadanai da svuotare, prende atto che l’unica via percorribile rimane il ricorso all’Autorità Giudiziaria in quanto non è più disposta a tollerare in sede di determinazione del canone o dell’eccedenza, il pagamento presuntivo di un’acqua per giunta presunta tale, a meno che la Re.G.E.S. non presuma che i cittadini abbiano già pagato.