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Nel Codice del consumo (decreto legislativo n. 206/2005) è stata incorporata anche la legge n. 126/1991 sull’obbligo di etichettatura in italiano in tutti i prodotti. E’ rimasto però in vigore il decreto ministeriale n. 101/1997 che ha attuato più dettagliatamente le norme di etichettatura, per l’inosservanza delle quali è rimasta pure inalterata la sanzione di 1.032 euro (come oblazione). Le norme si applicano ad una grande quantità di prodotti non disciplinati da alcuna norma comunitaria e nazionale e che possono essere fabbricati e venduti in completa libertà e anarchia di composizione, caratteristiche, prestazioni, durata ed etichettatura: mobili, utensili, stoviglie, orologi, macchine fotografiche, cancelleria, casalinghi vari, occhiali, computers, biciclette, articoli sportivi e da passatempo, eccetera, eccetera, ma anche a quelli disciplinati solo da disposizioni nazionali di etichettatura, che dovranno adeguarsi alle nuove norme solo “per gli aspetti non disciplinati”.
Non si applicano, invece, ai prodotti destinati ad un uso professionale e a quelli che, pur destinati al privato consumatore, sono già disciplinati da disposizioni comunitarie, come alimenti, cosmetici, giocattoli, scarpe, medicinali, sostanze pericolose, antiparassitari, mangimi zootecnici, eccetera.
Questi sono gli obblighi di etichettatura, che deve essere anche in italiano, oltre ad eventuali altre lingue.
Denominazione merceologica. E’ quella prevista da disposizioni normative, se esistono; se non esistono, è quella risultante da usi e consuetudini; se non esistono neanche questi, occorre una descrizione del prodotto con informazioni sulla natura e sull’uso (per esempio, il bianchetto della dattilografa).
Se si tratta di denominazioni divenute di uso comune, possono essere anche in lingua straniera (per esempio, “compact disc” e “computer”).
Se la denominazione è superflua perché appare manifesta dall’aspetto del prodotto, può essere omessa (per esempio, su un martello).
I prodotti che hanno un aspetto diverso da quello che sono in realtà, devono comunque riportare la denominazione merceologica (per esempio, un piatto decorativo e non per mangiare).
 
Prodotti pericolosi. Se nella fabbricazione sono state impiegate sostanze classificate come pericolose dalla legge n. 256/1974, che possono costituire un rischio per l’uomo, le cose o l’ambiente (per esempio, la colla dei mobili che sprigiona formaldeide), tali sostanze devono essere dichiarate in etichetta.
 
Ingredienti. Anche i materiali impiegati e i metodi di lavorazione devono essere dichiarati in etichetta qualora il prodotto possa trarre in errore il consumatore su qualità, caratteristiche d’impiego, durata, eccetera (per esempio, l’etichetta di un armadio dichiarato “in mogano”, ma nel quale il mogano è presente solo quale rivestimento, deve indicare i componenti effettivi).
 
Istruzioni e precauzioni d’uso. Devono essere fornite quando sono necessarie per una corretta fruizione del prodotto (per esempio, le istruzioni in una macchina fotografica). Stesso discorso per le precauzioni d’uso, quando sono necessarie.
Inoltre, il prodotto deve essere marcato in modo da consentirne l’identificazione ai fini di un eventuale ritiro dal commercio.Le infrazioni sono punite con la sanzione amministrativa che va da 516 a 25.823 euro ed è determinata, in rapporto alla quantità dei prodotti immessi in commercio, dalle Camere di commercio, che sicuramente incontreranno non poche difficoltà in quanto molte norme sono alquanto generiche e consentono molte interpretazioni e scappatoie.