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Brucia la Toscana e brucia il Vesuvio con la pregiata oasi degli Astroni, il 'giardino segreto' nel cuore di Napoli. Brucia il Cilento e brucia la pineta di Castel Fusano, letteralmente in cenere 200 ettari del polmone verde alle porte di Roma. L’Italia è in fiamme, mai come in questa estate 2017 che ricorderemo per i continui roghi che stanno mettendo in ginocchio quotidianamente il paese, l’economia, il paesaggio.

Un danno incalcolabile, anzi forse una stima si può cercare di farla: secondo il Coordinamento Forestazione dell’Alleanza delle Cooperative, ogni ettaro di bosco distrutto dal fuoco, costa alla collettività circa 20mila euro tra attività di spegnimento e rinverdimento, smaltimento dei residui e legna perduta nell’incendio. Se pensiamo che solo nelle ultime settimane sono andati distrutti più di 26mila ettari di boschi, il conto complessivo supera le centinaia di milioni di euro.

E incalcolabile, stavolta davvero, il danno ambientale e paesaggistico: per ricostruire i boschi andati a fuoco, secondo la Coldiretti ci vorranno almeno 15 ann i. Nel frattempo, le aree bruciate, non assorbiranno più anidride carbonica, né forniranno legna o frutti, senza contare che per ogni ettaro di macchia mediterranea andato in fumo muoiono in media 400 animali tra mammiferi, uccelli e rettili. Migliaia le varietà vegetali danneggiate dagli incendi come i boschi di querce, di faggio, di castagno, di cerro, ma anche i funghi e le erbe aromatiche.

Gravi anche i danni diretti registrati da agriturismi, alle coltivazioni agricole e le perdite di animali con la distruzione di numerosi fabbricati rurali. Anche specialità alimentari tradizionali sono andate perse come vigneti, oliveti e pascoli.

Un costo drammatico che l’Italia è costretta ad affrontare. Sul banco degli imputati, insieme al dolo e alla siccità, c’è la mancata opera di prevenzione, con 12 miliardi di alberi dei boschi italiani che, a causa dell’incuria e dell’abbandono, sono diventati infatti vere giungle ingovernabili in preda ai piromani. Siamo di fronte all’inarrestabile avanzata della foresta che senza alcun controllo si è impossessata dei terreni incolti e domina ormai più di 1/3 della superficie nazionale con una densità che la rende del tutto impenetrabile ai necessari interventi di manutenzione, difesa e sorveglianza.