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Alcune compagnie d’assicurazione offrono una polizza che prevede completa assistenza e copre i rischi di una malattia contratta all’estero durante un viaggio o una vacanza, purché non sia dovuta a infortunio. Oltre al risarcimento delle spese mediche sostenute, assicurato “entro 10 giorni” dalla ricezione delle prove documentali (scontrini dei medicinali, cartelle cliniche, parcelle, eccetera), la polizza promette un consulto medico permanente, l’invio di medicinali urgenti non reperibili sul luogo, il trasporto sanitario organizzato, il pagamento diretto delle spese mediche, farmaceutiche e ospedaliere di primo intervento e altre coperture tranquillizzanti, specie per un soggetto che ha motivo di ritenere di subire durante il viaggio una determinata malattia o crisi patologica, con le conseguenti difficoltà di trovare pronta assistenza e di spiegare in un’altra lingua il proprio malanno. All’atto pratico, se l’assicurato si ammala succede questo:
-         il corrispondente straniero messo a disposizione dall’assicurazione parla solo la lingua madre, che potrebbe essere accettabile quando si tratta di inglese o francese, ma diventa inutilizzabile in Turchia, in Portogallo o in Austria;
-         ammesso che l’assicurato e il corrispondente riescano ad intendersi, il consiglio che viene dato è quello di rivolgersi all’ospedale più vicino;
-         il consulto medico permanente non esiste;
-         se è indispensabile una visita a domicilio, né il corrispondente né la compagnia sono in grado di trovare un medico, che l’assicurato deve cercarsi da solo;
-         di conseguenza, non esiste neanche il pagamento diretto delle spese mediche di primo intervento;
-         stesso discorso per le medicine di primo intervento, che l’assicurato deve procurarsi e pagare di tasca propria;
-         dopo la presentazione delle prove documentali, bisogna attendere mesi e non 10 giorni per il rimborso.