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La multiproprietà è l’acquisto di una quota di un appartamento per le vacanze, generalmente 7-10 giorni a rotazione con altri soggetti, che pure hanno acquistato una quota. Poiché era fonte di vari raggiri, la CE aveva emanato una Direttiva per tutelare meglio i consumatori, ma i raggiri nel frattempo si sono perfezionati e quindi ora è stata emanata un’altra Direttiva . Addirittura  si vendono quote di appartamenti inesistenti in Costarica e altri Paesi del Sud America. Altri raggiri sono la vendita di queste multiproprietà per 6 giorni di soggiorno (anziché i 7 che rientrano nella disciplina), la vendita di misteriosi e fumosi “certificati di associazione in multiproprietà”, le vacanze in multiproprietà su navi da crociera, chiatte sui fiumi, roulotte, eccetera. La nuova Direttiva europea amplia il campo di applicazione delle norme attuali per includere:

• contratti più brevi;

• beni mobili – le norme riguardano contratti di multiproprietà relativi a beni quali chiatte, roulotte o navi da crociera;

• prodotti a lungo termine per le vacanze – tra essi vi sono i club vacanze scontati, per i quali i consumatori pagano a volte 3.000 euro per ottenere la password di accesso ad un sito Internet su cui si offrono “sconti enormi” spesso ingannevoli sugli alloggi per le vacanze, i voli e il noleggio di automobili;

• rivendita di multiproprietà – molti consumatori che possiedono diritti di multiproprietà vengono contattati da agenti commerciali che chiedono un compenso per vendere la loro quota di partecipazione alla multiproprietà;

• scambio di multiproprietà – alcuni possessori di una multiproprietà pagano una quota aggiuntiva per fare parte di un gruppo in cui è possibile scambiare le settimane di vacanza, ad esempio una settimana alle Canarie con una settimana sulle Alpi.

Per aggirare la legge, la fantasia degli operatori era inesauribile. Uno dei trucchi per aggirare il diritto di recesso dal contratto entro 10 giorni, previsto a favore del consumatore, consisteva nel vendere per migliaia di euro non una quota di multiproprietà dell’immobile da sfruttare per un determinato periodo dell’anno, ma una quota di semplice “soggiorno”, come se l’immobile fosse un albergo e sempre per un determinato periodo dell’anno. Naturalmente le clausole contrattuali erano assai confuse e, a voce, si parlava sempre di multiproprietà, ma il soggiorno alberghiero non rientrava nella definizione legislativa e così, frastornando il consumatore con le chiacchiere, si strappava una firma su un contratto che non era soggetto alla facoltà di ripensamento.