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Non c'è neanche un segno più nelle vendite del primo semestre 2009, secondo le rilevazioni del Rapporto Coop 'Consumi e Distribuzione', presentato oggi a Milano. La contrazione è del 2,6%. E per la prima volta sono calati persino i consumi tecnologici, proprio quelli che fino a pochi mesi fa gli italiani sembravano decisi a mantenere a tutti i costi, nonostante la crisi. "E' la prima volta che succede - rileva Albino Russo, responsabile settore economico Ancc-Coop - nei periodi precedenti questa categoria aveva sempre tenuto". E infatti, secondo le previsioni dell'Ufficio Studi della Coop, la ripresa dei consumi sarà guidata proprio dai prodotti tecnologici: in testa alla Top Ten del 2010 c'è la telefonia, seguita dai servizi di telefonia, e al quinto posto ci sono audiovideo, foto e computer.
Ripresa dei consumi solo nel 2011. Mentre invece stenteranno molto a riprendere quota i beni durevoli (per esempio automobili, arredamento, tessuti per la casa ed elettrodomestici), e persino abbigliamento e calzature dovranno aspettare ancora un po' prima che gli italiani ricomincino a spendere sul serio. "A fronte di una situazione tutt'altro che rosea e che vede il 2009 assestarsi su una forte contrazione dei consumi pari al 2,3 per cento - rilevano gli esperti della Coop - i consumi sono attesi in ripresa, ma secondo il nostro scenario di previsione solo nel 2011 i tassi di crescita potranno recuperare i ritmi, peraltro modesti e inferiori al punto percentuale, registrati in media tra il 2001 e il 2007".
Il risparmio in testa agli impieghi. Il punto è questo: con la crisi i consumi si sono contratti, ma non in maniera drammatica perché il calo era già iniziato da tempo, soprattutto per alcune tipologie di prodotti, tra i quali gli alimentari, e tra i consumatori circolava già una certa sfiducia. Tanto che il 37 per cento degli italiani afferma che, soddisfatti i bisogni essenziali, il primo impiego del denaro a cui pensa è il risparmio.
Ma non si rinuncia alle vacanze. Seguito però dalle vacanze, segno, questo, di un vero e proprio cambiamento di mentalità, che resiste anche alla recessione: "Calano tutti i consumi, ma alcune tipologie di consumi ricreativi, a cominciare dalle vacanze, resistono - sottolinea Russo - Questo perché si è un po' ribaltata la percezione di prodotto di prima necessità, prima nei periodi di crisi alle vacanze si rinunciava, adesso si fanno, e magari si taglia sull'alimentare, che è un settore particolarmente competitivo, che offre soluzioni di consumo che permettono di soddisfare i bisogni a prezzo più basso".
Piuttosto si taglia sul cibo. E infatti è stato rilevato un aumento della vendita dei prodotti alimentari a prezzo più basso, passata nel primo semestre 2009 al 25,2 per cento rispetto al 24,4 del primo semestre 2008. A ridursi sono anche i consumi di beni da sempre presenti sulle tavole degli italiani: grana e simili (-10 per cento), olio extravergine di oliva (-4 per cento), e acqua non gassata (-3 per cento: un consumo facile da tagliare, basta bere l'acqua del rubinetto).
In crescita però i cibi pronti. Cosa preferiscono invece gli italiani in tempo di crisi? Yogurt (+16 per cento), che ha la meglio sul gelato in vaschetta ("ma è solo perché quest'anno il caldo estivo è arrivato più tardi", spiega Russo), basi (+16 per cento) e altri piatti pronti (+9 per cento), preparati per dolci (+9 per cento), surgelati vegetali (+8 per cento), affettati (+5%), caffé macinato (+2 per cento). In effetti in questa lista la crisi ha un peso molto relativo: quella che emerge è piuttosto una tendenza ormai molto radicata anche negli italiani verso "i prodotti pronti che non richiedono molto tempo di preparazione". Crescono poi anche i prodotti etnici e quelli salutistici, anche questi espressione di tendenze ben slegate dalla crisi.
E si mangia più cioccolata. La crisi incide su un consumo che, assicura Russo, emerge regolarmente nei periodi di magra, quello delle tavolette di cioccolato, la cui vendita nel primo semestre 2009 è schizzata del 12 per cento: "Quando la gente è depressa mangia più cioccolato per consolarsi".
Il 25% non riesce a pagare le bollette. E c'è veramente di che cercare consolazione, se si guarda alle risposte date dagli intervistati alla domanda sulle difficoltà economiche incontrate nei pagamenti: il 17,6 per cento fa fatica a far fronte alle spese alimentari, e una percentuale analoga alle spese mediche; l'11,6 per cento non riesce a pagare le spese della casa, dall'affitto al mutuo al condominio, il 25,4 per cento le bollette, e infine il 5 per cento ha problemi con le spese per l'istruzione dei figli. E tra tutti aleggia un clima di forte sfiducia: oltre il 57 per cento degli italiani ritiene che l'uscita dalla crisi non sarà breve, e che ci vorranno almeno un paio d'anni.
Aumentano le disuguaglianze. Dall'indagine Coop emerge però anche un aumento delle disuguaglianze: "Poco meno della metà della ricchezza finanziaria del nostro Paese si concentra nelle mani di un 10 per cento di italiani". E gli effetti si vedono anche al supermercato: se è vero che aumentano le vendite dei prodotti a prezzo più basso, crescono in egual misura le vendite di prodotti con prezzi maggiori del 30 per cento rispetto al prezzo medio (i prodotti delle grandi marche).