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Per superare la "peggiore recessione dal dopoguerra", occorre consolidare le finanze pubbliche e procedere spediti verso riforme strutturali e non cercare strumenti "palliativi di breve termine". E' quanto sottolinea l'Ocse in un rapporto sull'economia Ue.
Quella che l'Europa ha appena vissuto "e' la peggiore recessione dal dopoguerra" e le conseguenze sul pil sono evidenti: una contrazione del 4%, che in Italia arriva a -5% per il biennio 2009-2010. E l'attivita' economica - ribadisce l'organizzazione di Parigi - ricomincera' a crescere lentamente solo nel 2010.
Un tale calo del Pil "ha gia' inevitabilmente iniziato a riflettersi in estese perdite di posti di lavoro e un notevole balzo della disoccupazione" avverte l'Ocse, che comunque vede anche spazi di ripresa, evidenziando che "con adeguate riforme strutturali a livello comunitario", la produttivita' del lavoro in Italia salirebbe del 10% nello spazio di un decennio.
La crisi economica infatti può essere anche una "opportunita'" per fare riforme strutturali. E' necessario però fare in modo che gli interventi "offrano vantaggi a lungo termine piuttosto che un semplice palliativo di breve termine". In particolare, e' essenziale che le politiche a favore dell'occupazione e di sostegno alle imprese "non mettano in pericolo il mercato unico europeo e non ostacolino l'accesso dall'esterno". In questo senso, la Commissione Ue deve assicurarsi che gli aiuti di Stato e le altre operazioni di stimolo fiscale siano "ritirate al momento opportuno", quando sara' effettiva la ripresa economica.
Dall'Ocse però arriva anche un monito. Per l'organizzazione di Parigi infatti sono indispensabili piani antideficit "credibili" da parte degli Stati Ue. "In alcuni stati membri lo spazio di manovra dei bilanci e' praticamente esaurito a causa dei livelli gia' elevati di deficit e debito pubblici, che si riflettono nell'aumento degli spread sui titoli di Stato. E' vitale che la Commissione Ue, attraverso il patto di stabilita' e crescita, si assicuri che gli Stati membri definiscano "piani chiari e credibili di consolidamento delle finanze pubbliche", scrivono gli economisti dell'Ocse.
Sul fronte dell'economia, dall'Ocse arriva infine un'esortazione a procedere con forza verso il nucleare, oltre che sulle fonti rinnovabili, per rispettare gli obiettivi del piano comunitario di taglio delle emissioni. In particolare, gli economisti di Parigi, evidenziano come i prezzi dell'elettricita' piu' elevati di tutta l'Unione Europea si registrano in Italia: il costo medio di un megawatt/ora e' per le imprese italiane pari a 200 euro, ed e' inoltre notevole la distanza rispetto al secondo paese piu' caro, l'Irlanda, dove il costo medio di un megawatt/ora e' pari a poco piu' di 120 euro. Il paese con le bollette piu' economiche e' invece la Francia, dove un megawatt/ora ha un costo medio di 40 euro.
Queste differenze, conclude l'Ocse, "riflettono le disuguaglianze nel costo della produzione dell'elettricita', insieme alla mancanza di concorrenza e di integrazione nel mercato europeo dell'elettricita' che intralcia l'esportazione dai paesi a basso costo verso quelli ad alto costo''.