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La permanenza in Italia dello straniero è consentita soltanto in seguito a una valutazione dell'autorità di pubblica sicurezza che si conclude con il rilascio del permesso di soggiorno che rappresenta, pertanto, un'autorizzazione al soggiorno sul territorio nazionale. Il permesso di soggiorno è il titolo che consente agli stranieri di soggiornare in Italia per una durata e per un motivo che, di solito, sono collegati a quelli del visto d'ingresso. Il permesso deve essere richiesto dallo straniero, entro otto giorni lavorativi dall'ingresso in Italia. La mancata richiesta del permesso di soggiorno, entro il termine suddetto, salvo che per comprovate cause di forza maggiore (ad esempio incidente, ricovero in ospedale), comporta che lo straniero sia soggetto all'espulsione.
Il permesso di soggiorno si richiede all'Ufficio Immigrazione della questura del luogo in cui ci si vuole fermare, di solito, per il tramite di Poste italiane
Nella richiesta di permesso di soggiorno lo straniero deve indicare le proprie generalità, il luogo di soggiorno, il motivo del soggiorno e allegare la documentazione prevista per il tipo di permesso richiesto.
La durata massima del soggiorno che non sia rilasciato per motivi di lavoro è:
•  tre mesi per visite, affari e turismo;
•  un anno per studio o per formazione;
•  due anni per ricongiungimento familiare.
Il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro è subordinato alla stipula del relativo contratto denominato «soggiorno per lavoro». La durata di tale tipo di permesso è quella individuata dal contratto di soggiorno anche se, in ogni caso, non potrà superare:
•  nove mesi per lavoro stagionale;
•  un anno per lavoro subordinato a tempo determinato;
•         due anni per lavoro subordinato a tempo indeterminato, per lavoro autonomo.
Il permesso di soggiorno è rilasciato entro venti giorni dalla sua richiesta. Tale termine è ritenuto meramente ordinatorio.
Al momento del ritiro del soggiorno lo straniero ha l'obbligo di certificare la copertura sanitaria, come previsto dall'articolo 34, comma 3, del testo Unico sull'immigrazione.
Gli stranieri minori di anni 14 non sono titolari di un permesso di soggiorno, ma vengono iscritti sul permesso di soggiorno di uno o di entrambi i genitori (conviventi con il minore) o del tutore.
Al compimento del quattordicesimo anno al minorenne convivente con uno o entrambi i genitori regolari viene rilasciato, su richiesta dell'interessato, un permesso di soggiorno per motivi familiari.
In caso di nascita di un figlio in Italia al genitore è richiesto di chiedere alla questura l'inserimento dei dati del figlio sul proprio permesso di soggiorno, esibendo l'estratto del certificato di nascita rilasciato dall'Ufficio Anagrafe del comune (se nato in Italia) oppure del certificato di nascita tradotto e legalizzato dall'Ambasciata italiana del Paese di provenienza (se nato all'estero).
La richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno deve essere presentata almeno trenta giorni prima della scadenza, a eccezione:
a) del permesso di soggiorno per lavoro subordinato a tempo indeterminato (almeno 90 giorni prima della scadenza);
b) del permesso di soggiorno per lavoro subordinato a tempo determinato (almeno 60 giorni prima della scadenza).
La tardiva richiesta del rinnovo del permesso di soggiorno non può essere automaticamente censurata dall'amministrazione, ma deve formare comunque oggetto di valutazione da parte della questura, sulla sopravvenuta mancanza dei requisiti per il rinnovo del soggiorno. Ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, lo straniero deve produrre la documentazione attestante la disponibilità di un reddito, da lavoro o da altra fonte lecita, sufficiente al sostentamento proprio e degli eventuali familiari conviventi a carico e cioè un reddito non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale e a multipli di questo a secondo del numero dei familiari conviventi.
La perdita del posto di lavoro non costituisce motivo per privare lo straniero, o i suoi familiari, del permesso di soggiorno. Il lavoratore straniero può, in tal caso, essere iscritto nelle liste di collocamento per il periodo di residua validità del permesso di soggiorno e comunque, salvo che si tratti di lavoro stagionale, per un periodo non inferiore a sei mesi, trascorso il quale l'interessato deve lasciare il territorio dello Stato, salvo che abbia instaurato un rapporto di lavoro ovvero iniziato un'attività lavorativa autonoma.
La durata del permesso di soggiorno rinnovato non può essere superiore a quella stabilita con il rilascio iniziale.
La prolungata assenza dello straniero dal territorio nazionale, e cioè per un periodo superiore alla metà della validità del permesso di soggiorno, salvo che per comprovati impedimenti o per la necessità di svolgere il servizio di leva, comporta il mancato rinnovo del permesso di soggiorno.
Riguardo ai minori, l’articolo 31 del decreto legislativo 286/1998 prevede che l'assenza occasiona¬le e temporanea dal territorio nazionale non esclude il requisito della convivenza e il rinnovo dell'iscrizione.
Il permesso di soggiorno può essere rifiutato ovvero revocato dalla questura quando mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale sempre che non siano sopraggiunti nuovi elementi che ne consentano il rilascio e che non si tratti di irregolarità amministrative sanabili.
I requisiti richiesti per la permanenza in Italia possono così riassumersi:
•  assenza di minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato;
•  disponibilità di risorse economiche, -
•  assenza di impedimenti derivanti da convenzioni o accordi internazionali ovvero l'assenza di una richiesta di inammissibilità da parte di uno degli Stati contraenti (articolo 5, comma 6, Testo unico immigrazione).
Il rifiuto o la revoca del premesso di soggiorno è adottato con provvedimento scritto e motivato, che deve essere comunicato all'interessato unitamente alle modalità di impugnazione e a una traduzione in lingua a lui comprensibile o, in mancanza, in inglese, francese, spagnolo.
Il provvedimento negativo contiene anche l'invito a lasciare il territorio nazionale entro quindici giorni lavorativi dalla notifica del provvedimento medesimo, con l'avvertenza che in mancanza sarà emanato il provvedimento di espulsione.
Contro il diniego, lo straniero può presentare ricorso gerarchico avanti al prefetto nel termine di 30 giorni dalla notifica e ricorso giurisdizionale davanti al tribunale amministrativo regionale competente, entro 60 giorni dalla notifica.
Invece, in tema di diniego di permesso di soggiorno per motivi familiari, la competenza, ai sensi dell'articolo 30, comma 6, del testo unico sull'immigrazione, è riservata al tribunale ordinario del luogo di residenza dell'interessato.