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Il pane è l’alimento più comune e più importante per le popolazioni che si affacciano sul mediterraneo e, non a caso, è il principale componente della dieta che ne prende il nome.

La ragioni di questo successo sono legate alla sua composizione in nutrienti e in particolare all’elevato contenuto di carboidrati (amido) e dell’importante apporto di proteine (gliadine), di poco grasso e di importanti elementi minerali.

Associandolo ad altri ingredienti (olio, frittata, salumi, ecc.) diviene un alimento completo.

Importante è anche il contenuto di fibra, soprattutto nel pane integrale, che facilita i processi digestivi ed è anche un importante “prebiotico”.

 

Il consumo del pane è ottimale se associato a uno stile di vita caratterizzato da esercizio fisico che consente di “smaltire” il carico calorico in esso contenuto. Non caso quando gli italiani erano impegnati in agricoltura o in lavori fisici pesanti, il consumo del pane si aggirava in media sui 200 grammi al giorno. Attualmente il consumo è di circa 80 grammi.

Esistono “proposte” di regimi dietetici che propongono addirittura l’abolizione dei carboidrati e del pane in particolare. Si tratta di aberrazioni nutrizionali che possono indurre gravi squilibri.

Il pane può presentare problemi sia per la qualità del frumento (residui di pesticidi, micotossine, radioattività), sia durante la fase della cottura (acrilammide e idrocarburi policiclici aromatici). I primi si risolvono con i controlli accurati effettuati sul frumento e le farine. I secondi si possono prevenire e risolvere utilizzando accorgimenti durante la cottura.