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Dopo lunga meditazione, è uscito il decreto previsto dall’art. 2, comma 193, della legge n. 244/2007 che ha disciplinato il rilascio di “buoni vacanza” alle famiglie disagiate. Lo scopo dichiarato dalla legge era non solo quello di dare un aiuto alle famiglie a basso reddito per andare in vacanza, ma anche quello di “destagionalizzare” i flussi turistici nei settori del turismo balneare, montano e termale” (il turismo in pianura non viene preso in considerazione). Infatti il decreto, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 6 febbraio scorso, non consente di utilizzare i buoni vacanza “a decorrere dalla prima settimana di luglio sino all’ultima settimana di agosto e nell’ultimo periodo dal 20 dicembre al 6 gennaio dell’anno successivo”. Non si sa quanti siano i contributi disponibili, tanto è vero che il decreto stabilisce che le domande saranno soddisfatte in ordine cronologico. I “buoni” saranno prelevati infatti da un Fondo istituito dalla legge n. 135/2001 che è alimentato da risparmi costituiti da individui, imprese, istituzioni, associazioni private, banche e società finanziarie o altre liberalità di cui non si conosce l’entità. Non si sa neanche a chi bisogna fare domanda per avere i buoni vacanza, poiché si devono attendere apposite convenzioni con il Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio.

Per quanto riguarda l’entità del contributo, è variabile: a titolo di esempio, una famiglia di 3 persone con reddito fino a 25.000 euro l’anno potrà spendere per la vacanza fino ad un massimo di 1020 euro e riceverà un contributo del 20% della spesa.