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In Europa, l’86% dei decessi è attribuibile alle malattie croniche non trasmissibili, che a loro volta determinano il 77% degli anni di vita in buona salute persi e il 75% dei costi sanitari (soprattutto in assistenza a lungo termine). La maggior parte di queste malattie, e le conseguenti morti premature, vengono attribuite a cause complesse (largamente ambientali o comportamentali), che hanno negli stili di vita insalubri le cause principali.

Le condizioni sociali ed economiche in cui una persona nasce e cresce possono quindi avere un forte impatto sul suo stato di salute e sulla qualità della sua vita. Lo ha affermato l’epidemiologo Paolo Vineis, coordinatore del progetto europeo LifePath, nella relazione che ha tenuto all’apertura dei lavori della conferenza Invecchiamento di successo, organizzata ad Alba dalla Fondazione Ferrero.

Le “disuguaglianze di salute”, secondo Vineis, dipendono dalle disuguaglianze sociali che determinano un invecchiamento più o meno in salute, e spesso una mortalità prematura.

Ci sono persone che possono scegliere di andare a vivere in contesti più confortevoli e meno inquinati, di mandare a scuola i figli e di adottare stili di vita più sani. Ci sono altre persone, invece, che sono più esposte a una cattiva alimentazione, che non possono permettersi di coltivare l’istruzione loro e dei propri figli, e che sono costrette ad abitare in quartieri malsani, trafficati, se non addirittura asfissiati da discariche e poli industriali. Queste differenze, che vanno sempre più allargandosi, generano a loro volta preoccupanti differenze a livello di salute e qualità della vita.

Le disparità sociali che si traducono in disuguaglianze di salute sono evidenti anche in paesi come l’Italia, meno colpita di altri paesi, probabilmente grazie all’effetto positivo che ancora giocano fattori come la alimentazione e la presenza di un sistema sanitario universalistico. Ciononostante, anche in Italia, fra un operaio non qualificato e un dirigente si osservano in media 5 anni di svantaggio nella speranza di vita.

Perché questo accade? Attraverso quali meccanismi biologici e molecolari lo svantaggio sociale si traduce in malattia? Una delle spiegazioni più accreditate individua queste differenze di longevità e benessere negli stili di vita connessi allo stato socioeconomico, ma anche nello stress psicosociale connesso a condizioni di deficit educativo, lavorativo, ambientale, relazionale ed economico. Lo stress cronico che ne consegue può tradursi in malattia e mortalità precoce attraverso una serie di meccanismi fisiopatologici: dagli ormoni dello stress (rilascio aumentato di cortisolo) a marcatori di rischio cardiovascolare come la proteina C reattiva, allo stato di infiammazione cronica e alle malattie che ne derivano.

Riconoscere l’importanza delle condizioni sociali ed economiche nell’influire sulla salute e sulla qualità dell’invecchiamento, secondo Vineis, è dunque il primo passo necessario per capire dove intervenire per migliorare il benessere delle persone. Inoltre, la comprensione dei processi biologici attraverso i quali le disuguaglianze sociali si traducono in disuguaglianze per la salute consentirebbe di fornire accurate importanti prove scientifiche a istituzioni sanitare e decisori politici, che a loro volta potranno rendere più incisive le politiche di sanità pubblica.