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Dopo dieci anni di liberalizzazione, la concorrenza nel settore del gas non decolla e le tariffe del gas variano da regione a regione ma di poco. E' quanto emerge dal Yellow Book, lo studio realizzato da Utilitatis e Federutility sul servizio di distribuzione e vendita del gas naturale in Italia.
Ad una prima lettura, la tabella delle tariffe potrebbe portare alla classica 'graduatoria' dell' Italia divisa tra citta' con la bolletta massima e citta' con la bolletta minima. Una distinzione che pure esiste, ma, si evidenzia nello studio, che rivela differenze minime. Tra il valore minimo ed il massimo, calcolato sui 1400 metri cubi /anno di gas (presi come standard di consumo di una famiglia media) si oscilla tra i 1.124 euro/anno - del Trentino Alto Adige - ed i 1.320 euro, del Lazio. Una variazione minima, (appena 200 euro all'anno), che testimonia come la liberalizzazione non abbia portato una grande competizione sui prezzi.
I prezzi del gas sono infatti 'ingessati' dalla pressione fiscale (33% sul totale della bolletta) e dai costi della materia prima. In pratica le aziende, per competere tra loro, possono agire in misura molto ridotta sul prezzo all'utente. La media nazionale di una bolletta del gas e' di 1.230 euro all'anno, per un consumo standard di 1400 mc, con un incremento nell'ultimo anno, del 16,5%. Nei bandi di gara redatti dai Comuni per l'affidamento del servizio (come si vedra' in seguito) il prezzo all'utenza rimane un fattore molto marginale. Pesa solo dello 0,5% nella scelta di un'offerta rispetto ad un'altra. In pratica, e' molto difficile che si avveri nel settore del gas, quanto avvenne in passato - ad esempio - nella telefonia (concorrenza tra operatori basata sui ribassi di prezzo). La poca concorrenza sui prezzi e' una delle ragioni del basso tasso di 'switch', ovvero di cambiamento del fornitore, da parte dell'utente.
In sei anni ha infatti cambiato fornitore solo il 3,1% degli utenti domestici. I dati resi disponibili dall'Autorita' per l'Energia Elettrica ed il Gas evidenziano (giugno 2008) una media del 3,1% per consumi inferiori a 5.000 mc/anno, del 14,3% per consumi di livello medio (da 5.000 a 200.000 mc/anno) e del 35,6% per consumi superiori a 200.000 mc/anno.
In pratica, si rileva, sono soltanto i 'grandi clienti' ad aver effettuato un cambiamento del proprio fornitore, anche grazie alla contrattazione diretta che ha permesso loro di negoziare condizioni piu' vantaggiose con il gestore. Quanto alle utenze domestiche, i valori sono esigui, anche a causa della scarsa mobilita' del prezzo. Gli operatori della distribuzione, infatti, hanno margini molto ristretti di variazione dei prezzi al consumo (dovuti alle imposte molto elevate, agli alti costi della materia prima, alle attivita' di regolazione ed al fatto che i ribassi economici vengono raccolti dagli enti locali nel ''canone di concessione'' ecc...).

Quanto alle gare, queste riguardano per lo piu' Comuni di piccole dimensioni che, per reali esigenze di cassa, nella predisposizione dei bandi mirano a massimizzare il 'canone di concessione', con l'effetto di comprimere considerevolmente il margine delle aziende e mettendo a rischio i futuri investimenti in manutenzione e sviluppo delle infrastrutture.
Il canone di concessione (in 148 casi analizzati) viene fissato in percentuale al Vincolo sui Ricavi per il servizio Distribuzione (Vrd). La percentuale posta a base di gara si attesta, mediamente, al 53% del Vrd (in una gara, ad esempio, l'azienda ha presentato un'offerta pari al 91% del Vrd). Le gare, comunque, non vanno deserte, segno che esiste ancora un interesse degli operatori a mantenere quote di mercato, ma si verifica sempre di piu' una restrizione del mercato attraverso i criteri di ammissione alle gare (in mancanza di uno standard, tutti i Comuni chiedono nei bandi le caratteristiche che in realta' hanno solo i grandissimi operatori).
Nell'ambito dei criteri di valutazione delle offerte viene quasi sempre considerato solo 'l'offerta economica' (valore del canone) e molto meno 'l'offerta tecnica' (qualita' del servizio, livello investimenti, pianificazione su lungo periodo). In percentuale l'offerta economica pesa nella scelta per il 63%, mentre quella tecnica per il 37%. Il canone di concessione ha un peso del 46,7%, mentre il prezzo all'utente incide solo per lo 0,5% nella scelta tra un gestore ed un altro.