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Nel settore finanziario italiano ci sono intrecci personali e azionari fra concorrenti senza paragoni in Europa. Lo rileva l'Antitrust che ha chiuso l'indagine conoscitiva su banche, assicurazioni e sgw, rilevando che l'80% dei gruppi esaminati ha nei propri organismi soggetti con incarichi in società concorrenti. Secondo l'Autorità serve un'"attenzione alta sulla corporate governance" e occorre rivedere la governance per aumentare la trasparenza e recuperare la fiducia necessaria per superarare la crisi.
Così l'Antitrust descrive la grave situazione riscontrata: "Un azionariato, anche per le società quotate, spesso concentrato in capo a pochi soggetti e legato da patti, nonché una gestione caratterizzata da incarichi personali doppi o addirittura multipli in società concorrenti e da intrecci del tutto peculiari rispetto al resto d'Europa".
Un dossier di oltre 200 pagine. L'indagine conoscitiva sui rapporti tra concorrenza e corporate governance è stata avviata oltre un anno fa. I primi risultati erano già stati resi pubblici dal presidente Antonio Catricalà, ma adesso il dossier completo ricostruisce, in più di 200 pagine, ricche di dati e tabelle, il quadro aggiornato degli assetti di governo societario di banche, compagnie assicurative e società di gestione del risparmio, quotate e non quotate in Italia, evidenziando i punti di forza e i punti di debolezza del settore e suggerendo, anche alla luce dell'attuale crisi, i necessari interventi.
Le conseguenze e i rischi degli 'intrecci'. Quali sono le implicazioni dirette degli "intrecci" anomali denunciati all'Antitrust? Lo spiega lo stesso dossier: quali interessi vorrà o potrà tutelare il soggetto che fa parte di una società a titolo di amministratore, di un'altra (magari partecipata) a titolo di azionista di maggioranza, e in un'altra ancora, per giunta concorrente, ricopre un altro ruolo chiave? "L'instabilità di alcuni azionisti - si legge nel testo del dossier - può investire le imprese nelle quali è detenuto il capitale, e ciò a maggior ragione quando sono coinvolte le società concorrenti". E inoltre "gli interessi 'incrociati', e non sempre lineari tra soggetto finanziato e soggetto finanziatore, tra soggetto partecipato e soggetto azionista possono disincentivare l'esigenza di chiarire al mercato l'assetto patrimoniale e i rischi assunti".
Serve maggiore trasparenza. La situazione attuale, è l'ovvia conclusione degli esperti dell'Antitrust, impone "un'attenzione alta sulla corporate governance". Emerge "l'esigenza di un nuovo processo - di regolazione, autoregolazione e di modifiche statutarie - che innovi, ad esempio, sotto il profilo della trasparenza nei processi decisionali, della chiarezza nella attribuzione delle funzioni e responsabilità dei vari organi/comitati, nella eliminazione dei cumuli di ruoli e incarichi tra concorrenti, nonchè nella definizione più puntuale dei requisiti per figure rilevanti come gli amministratori indipendenti".
Si riducano i legami tra concorrenti. Il 96% del campione di banche, assicurazioni e altre società finanziarie esaminate dall'Antitrust presenta "nei propri organismi di governance soggetti con incarichi in concorrenti". E non si tratta di due o tre soggetti, specifica l'Autorità: si arriva fino a 16. Un'anomalia tutta italiana: non ci sono situazioni anomale, spiega l'Antitrust a titolo esemplificativo, nelle società quotate a Parigi, Amsterdam, Londra. La legge non regola tale materia: "Sarebbero quindi necessarie - auspica l'Autorità - modifiche statutarie volte a garantire l'assenza di legami personali".