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E’ un bilancio magro quello dei saldi estivi. Gli italiani, infatti, hanno tirato la cinghia rinunciando alle classiche occasioni di fine stagione, eliminando tutti gli acquisti superflui, dall’abbigliamento alle calzature. Secondo il consuntivo finale di Federmoda Confcommercio, l’estate 2008 si è chiusa con un calo delle vendite scontate del 5% rispetto al 2007.

I prodotti superscontati sin dal mese di luglio non sono infatti stati sufficienti a ridare ossigeno al settore dell’abbigliamento che su questi saldi contava molto, spiega Renato Borghi, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Federmoditalia: “le vendite estive purtroppo non sono andate bene. Il dato registrato dal comparto nel periodo dei saldi estivi è negativo, si arriva ad un -5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso per un totale di 3,8 miliardi di euro spesi. E’ indubbio che il settore dell’abbigliamento rispecchi più di altri la crisi generale dei consumi. E se pensiamo che il 70% degli esercenti ha puntato sui saldi per recuperare una parte di fatturato persa durante l’anno, non possiamo che esprimere una forte delusione per come è andata”.

Il quadro è meno desolante al Nord, dove i consumatori si sono lasciati un po’ più andare, mentre al Centro e al Sud si lamentano fino al 15% di vendite in meno rispetto all’estate 2007. Ad approfittare dei saldi sono stati sorprendentemente soprattutto gli uomini. L’identikit del 'saldista' è infatti quelli di un maschio, sotto i 45 anni, single, lavoratore e residente nei centri di ridotte dimensioni del Nord-Est. Tra i prodotti di maggior interesse si sono confermati i capi di abbigliamento (acquistati dal 95,5% dei consumatori) e calzature (70%), a seguire biancheria per la casa (57%), articoli sportivi (55,4%), accessori (46%), biancheria intima (45%), pelletteria e articoli di valigeria (31,7%).

“La stagione autunnale e invernale - conclude Borghi - sarà una prova importante per capire se la situazione critica che stiamo vivendo sulla nostra pelle può avere qualche margine di miglioramento oppure se dobbiamo parlare di crisi strutturale del settore”.