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È approdato in Senato il ddl concorrenza. L’esame proseguirà la prossima settimana, ma poiché il ddl è stato leggermente modificato dovrà tornare alla Camera, dove il voto è previsto nei primi giorni di maggio. Questo almeno dovrebbe essere il calendario della Legge annuale per il mercato e la concorrenza, varata ormai due anni fa ma finita nell’impasse dei lavori parlamentari. Il testo contiene il rinvio di un anno – a luglio 2019 – della fine del mercato tutelato dell’energia. L’Unione Nazionale Consumatori parte dalle parole del relatore del ddl per contestare l’attuale assetto del mercato.

“Per il relatore del ddl Concorrenza, Salvatore Tomaselli, durante la sua relazione all’Aula di Palazzo Madama, nel settore dell’energia il servizio di maggior tutela è un regime transitorio e non è quindi facoltativo che Parlamento e Governo decidano di superarlo”, dice l’associazione. Che denuncia la concentrazione del mercato.

“Il regime di maggior tutela si potrà superare, ma solo quando si sarà creato un mercato libero e non fino a quando il primo operatore dell’energia elettrica, come attestato nell’ultima relazione annuale dell’Authority, controlla il 73,8% dell’energia consumata dalle famiglie ed i primi cinque operatori detengono l’87,8% del settore domestico. Non va meglio nel settore del gas, dove i primi tre gruppi controllano il 44,8% del mercato – dice Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – Non si può creare il mercato sulle tasche e sulla pelle delle famiglie che finirebbero per pagare di più di quanto pagato finora, come dimostrato dall’ultimo monitoraggio dell’Authority, secondo il quale  la spesa sostenuta dai clienti domestici sul mercato libero si attesta su valori mediamente più elevati rispetto a quelli nei regimi di tutela”.

In effetti l’ultimo studio redatto dall’Autorità energia e diffuso a marzo evidenzia che le famiglie tendono a rimanere nel mercato tutelato. La concorrenza nel mercato dell’energia, spiega l’Autorità, ha effetti positivi per le piccole imprese mentre rimane ancora al palo per le famiglie, che fanno fatica a scegliere l’offerta più conveniente per le proprie esigenze – anche perché le offerte sono tante e difficilmente confrontabili. E se le famiglie non riescono ancora a orientarsi bene, spiega ancora l’Autorità, è anche vero che la spesa sostenuta sul mercato libero si orienta verso valori medi più alti rispetto al regime tutelato.