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Cresce il numero di laureati che trovano lavoro dopo un anno dal termine degli studi. Sono il 68% dei laureati triennali ed il 71% dei laureati magistrali biennali. Un miglioramento, seppur lieve, evidenziato dal rapporto 2017 sul profilo e la condizione occupazionale dei laureati promosso dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea.  

Il XIX Rapporto, presentato oggi presso l’Università di Parma, nell’ambito del Convegno «Università e skill nella seconda fase della globalizzazione», evidenzia anche come nell’ultimo anno, per questa categoria, aumentino i contratti a tempo indeterminato a scapito delle attività autonome; anche le retribuzioni sono in aumento, seppur lieve. 

Nel 2016 è diminuita invece l’età media della laurea, pari a 26,1; un dato che è calato in maniera apprezzabile rispetto alla situazione pre-riforma e continua a diminuire negli anni. Insomma la regolarità negli studi ha registrato negli ultimi anni un marcato miglioramento. Il 10,6% dei laureati nel 2016 ha poi svolto esperienze di studio all’estero riconosciute dal corso di provenienza e per quanto riguarda l’estero quasi la metà dei laureati si dice pronta a trasferirsi per lavoro lontano dall’Italia. 

Mondo universitario italiano che comunque soddisfa. In generale l’88% dei laureati si dichiara soddisfatto della propria esperienza, a partire dal corpo docente (85%) ma anche per quanto riguarda le infrastrutture. 

L’Università però ancora non riesce ad esprimere al meglio il suo possibile ruolo di “ascensore sociale”. Il background familiare ha infatti un forte effetto sulla opportunità di completare il percorso di istruzione universitaria: fra i laureati, infatti, si rivela una sovra-rappresentazione dei giovani provenienti da ambiti familiari favoriti dal punto di vista socio-culturale. 

AlmaLaurea è un Consorzio Interuniversitario fondato nel 1994 a cui ad oggi aderiscono 74 Atenei (è in corso di deliberazione l’adesione di altri 3 Atenei) e che rappresenta circa il 90% dei laureati italiani. Il Consorzio è sostenuto dalle Università aderenti, dal contributo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), dalle imprese e dagli enti che utilizzano i servizi offerti.