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Non accenna a placarsi la polemica e l’indignazione dei consumatori sui sacchetti biodegradabili a pagamento che dal 1° gennaio devono obbligatoriamente sostituire le vecchie buste utilizzate per i prodotti freschi nei supermercati.

L’avv. Saverio Cuoco, presidente regionale dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria, sostiene che tale indignazione sia più che giustificata, perché i consumatori non sono più disposti a farsi prendere in giro e sebbene da una parte vi sia la giusta richiesta dell’Europa che ha approvato una Direttiva per ridurre l’utilizzo della plastica per salvaguardare l’ambiente, dall’altra dobbiamo dire che l’applicazione italiana della norma è un vero pasticcio.

Intanto non è vero che l’obbligo di distribuire questi sacchetti a pagamento sia imposto da Bruxelles, in verità il nostro Governo, tra le varie soluzioni proposte dalla Direttiva, sceglie la via più breve, decidendo di imporre il costo dei nuovi sacchetti sulle spalle dei consumatori.

E se al momento le famiglie si ritrovano a pagare tra 2 e 5 centesimi per i sacchetti della grande distribuzione, diversi consumatori hanno già segnalato all’associazione che in alcuni esercizi, anche non appartenenti alla Grande distribuzione, il prezzo già applicato è pari a 10 centesimi.

C’è il rischio più che fondato che di un nuovo balzello si tratta, infatti la normativa venuta fuori ad agosto scorso ed inserita in tutta fretta ed inopinatamente nel Decreto per il Mezzogiorno, non prevedendo un importo per i nuovi sacchetti, lascia aperta la porta alle solite speculazioni e precisamente quanto sarà il prezzo a fine anno? Che misure potranno essere adottate per chi innalza in maniera speculativa il prezzo degli stessi?

Nonostante il clamore suscitato su tale argomento ciò che colpisce è l’assoluto silenzio della Grande distribuzione, quelle grandi catene di vendita sempre così prodighe di fantasiose campagne pubblicitarie nelle quali si dichiarano “amiche” dei consumatori, perché oggi restano in silenzio?

Troppo facile dire che l’obbligo di “tassare” i consumatori deriva dalla legge. Io credo invece sostiene l’avv. Cuoco che la Grande distribuzione stia perdendo un’occasione, quella di farsi sentire in questo dibattito offrendo soluzioni che vengano incontro al consumatore, invece finora non ho ascoltato nessuna voce che intenda (il Ministero dello Sviluppo Economico li ha autorizzati a farlo) proporre soluzioni alternative.

Perché nessun supermercato consente ai clienti di portarsi il proprio sacchetto o contenitore da casa senza trincerarsi dietro fantomatiche direttive ministeriali che ne farebbero divieto?

E non solo, magari facendo ricorso ad un po' di fantasia, i supermercati potrebbero prendere esempio da quel che accade altrove dove alcune insegne hanno introdotto propri imballi riutilizzabili per alimenti sfusi (una catena svizzera afferma di aver ridotto il consumo di sacchetti di plastica alla cassa di oltre l’85 per cento senza imporre sovrapprezzi ai consumatori, se non il costo iniziale della sporta). Se è davvero importante l’impatto ambientale, perché il supermercato non propone sacchetti realizzati in materiali sostenibili adatti a consentire di rimuovere con facilità le etichette dei prezzi così da renderlo riutilizzabile (in Germania sono diffuse le vecchie “retine” lavabili in lavatrice).

L’unica difesa della Grande distribuzione, sembra essere quella che prima le buste le facevano pagare lo stesso, includendone il costo nel prezzo di frutta e verdura, in tal caso adesso che i sacchetti li paga il cliente, frutta e verdura costeranno di meno?

L’Unione Nazionale Consumatori Calabria invita i cittadini a segnalare all’associazione ogni intento speculativo, ovvero ogni aumento arbitrario del costo dei sacchetti biodegradabili, impegnandosi a rendere noto pubblicamente quei supermercati che innalzeranno nel tempo il costo degli stessi, non ritenendo in alcun modo accettabile che ogni giorno qualcuno voglia prendersi gioco dei consumatori.