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Innovativa sentenza emessa dal Giudice di Pace di Reggio Calabria su ricorso dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria, per somme pagate indebitamente al Comune, per il canone di depurazione e per le acque reflue, nell’ultimo quinquennio e cioè dal 2004 al 2008.
Il Giudice di Pace in via preliminare ha affermato che a decorrere dall’01.01.1999 il canone relativo alla depurazione ed alle acque reflue, è diventato tariffa a tutti gli effetti e pertanto può essere addebitato solo in caso di effettiva erogazione del servizio.
Inoltre si legge nella sentenza, il Comune di Reggio Calabria non ha fornito alcuna prova che esistono o risultano funzionanti i depuratori, né che siano state accantonate somme utilizzate per tale scopo.
Pertanto trattandosi di contratto a prestazioni corrispettive, tutti i servizi, dalla erogazione dell’acqua alla fognatura ed alla depurazione delle acque reflue, devono essere effettivamente fruiti dall’utente, come da contratto. Ne consegue che, in assenza di impianti centralizzati di depurazione delle acque reflue, o se essi siano temporaneamente inattivi, l’utente che ha eseguito un pagamento non dovuto, ha diritto ad ottenere il rimborso di ciò che ha pagato.
Per tali motivi il Giudice di Pace di Reggio Calabria con sentenza del mese di Maggio 2011, ha condannato il Comune di Reggio Calabria alla restituzione all’utente assistito dall’Avv. Teresa Morello dell’Ufficio Legale dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria, di quanto pagato nell’ultimo quinquennio (2004-2005-2006-2007-2008) oltre interessi legali, nonché il risarcimento danni valutato in via equitativa pari a euro 500,00 e le spese di giudizio.
In sintonia con tale decisione si era già espressa con la sentenza n. 8318 del 12 Aprile 2011, la terza sezione civile della Corte di Cassazione che ha stabilito che i comuni sforniti di impianto di depurazione non possono richiedere la tariffa per il servizio di depurazione. In particolare, la Suprema Corte ha stabilito che "a fronte del pagamento della tariffa, l'utente riceve un complesso di prestazioni consistenti, sia nella somministrazione della risorsa idrica, sia nella fornitura dei servizi di fognatura e depurazione", pertanto la tariffa del servizio idrico si legittima non come "atto autoritativo direttamente incidente sul patrimonio dell'utente, bensì nel contratto di utenza". Se il servizio non esiste, pertanto, non sarebbe quindi legittimo pagare il relativo canone.
La precedente normativa legge n. 13/2009, imponeva comunque il pagamento delle tariffe anche in assenza di impianti di depurazione perché comunque gli importi sarebbero serviti a finanziare la realizzazione dei suddetti impianti, la suddetta sentenza della Cassazione boccia tale impianto legislativo poiché la raccolta dei fondi non assicura affatto che il depuratore sia costruito proprio nel Comune dove risiede l'utente, piuttosto che in un altro, inoltre, il contribuente ben potrebbe, trasferirsi altrove, motivo per cui non si comprende perché costui debba pagare in anticipo un servizio di cui potrebbe non usufruire.
Anche la Corte Costituzionale in precedenza, con la sentenza n. 335 del 2008, ebbe già modo di dichiarare illegittimo l'art. 14, comma 1, della legge 5 gennaio 1994, n. 36, nel testo modificato dall'art. 28 della legge 31 luglio 2002, n. 179, ribadendo la non tenutezza al pagamento nel caso in cui nei Comuni non esistono impianti di depurazione o siano inattivi.
A tale proposito, evidenzia l’avv. Saverio Cuoco, presidente regionale dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria, l’Unione Europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per il deficit depurativo e nella lista dei comuni inadempienti ben 22 sono calabresi e tra questi il Comune di Reggio Calabria  presenta tutte le infrazioni per inadempimento della direttiva Europea e cioè: mancanza di adeguato sistema di fognatura, di un sistema di depurazione conforme alla direttiva e sottodimensionamento degli impianti».