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La cosiddetta “class action” all’italiana sarebbe dovuta entrare in vigore a partire dal 30 giugno 2008 : finalmente si sarebbe potuto mettere alla prova la reale efficacia dell’azione collettiva risarcitoria, introdotta nel Codice del Consumo dalla legge Finanziaria per il 2008, all’esito di una intensa stagione di dibattito che ha interessato gli studiosi ed entrambi i rami del Parlamento nell’arco di due legislature.
In questi mesi di attesa si erano alternati gli annunci di un rinvio per via delle molte perplessità dei giuristi e degli addetti ai lavori che avevano scandagliato in lungo ed in largo i sei commi dell’art. 140-bis raccogliendo alcuni seri dubbi sulla capacità del neonato istituto di svolgere la sua funzione: riequilibrare la posizione di debolezza del consumatore ogniqualvolta -e l’osservazione della realtà dimostra che accade sempre più frequentemente- egli patisce la lesione di un diritto di scarso valore economico tale da indurlo a rinunciare alla tutela in giudizio perché antieconomica rispetto al danno subito.
Riprendendo la metafora di Andrea Giussani, autorevole studioso delle azioni collettive, l’introduzione di un simile strumento processuale è paragonabile alla possibilità, in una città il cui trasporto urbano sia compiuto solo dai taxi, di offrire anche il trasporto in autobus e cioè la possibilità di fare giudizi collettivi, nell’interesse di interi gruppi di danneggiati, con evidente risparmio di costi. Il rinvio dell’entrata in vigore della legge non ci consentirà di verificare sul campo se il processo collettivo avrebbe funzionato (o se invece, anche gli autobus sarebbero rimasti impantanati nel traffico dell’inefficiente sistema giustizia).
La nostra Unione aveva manifestato qualche dubbio sulla capacità dell’istituto, così come congegnato di risolvere i problemi dei cittadini.
Il Governo ha deciso di rimeditare sul procedimento così assumendosi una responsabilità di fronte ai cittadini: il rinvio “deve” essere un arrivederci, non può essere un addio. I cittadini non lo perdonerebbero perché la class-action era e rimane un’istanza sociale, voluta dalla gente come necessario strumento di governo del mercato!
Cosa cambierà concretamente nel nostro sistema non è facile dire prima che siano sciolti, ad opera della giurisprudenza, alcuni importanti nodi interpretativi: solo fra qualche tempo avremo una più chiara idea in ordine alla concreta capacità dell’azione di classe di incidere sul mercato.
Perché si possa realisticamente pensare di essere ad un (definitivo) punto d’arrivo forse c’è ancora da conquistare la vetta più impervia: dimostrare che l’istituto possa ottenere, in tempi rapidi, un risultato concreto in termini di risarcimento del danno per i soggetti lesi.
Credo che per via interpretativa, i giudici potrebbero dare corpo a questo risultato, ma molto dipenderà anche dalla serietà delle prime iniziative. Sarebbe importante partire con il piede giusto, anche per scongiurare la tentazione (si moltiplicano le voci in questi giorni) di rimettere mano alla legge per modificare il sistema attualmente vigente.