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In questi giorni sono stati recapitati da parte del Comune di Reggio Calabria, le bollette del servizio acquedotto per il pagamento del canone acqua.
Come era già prevedibile ed annunciato nei giorni scorsi il canone acqua ha subito un sensibile aumento secondo le percentuali programmate dal Comune (32% del canone idrico) e stimate dall’Unione Nazionale Consumatori Calabria in circa 100 euro per una famiglia media composta di un nucleo familiare di quattro persone che consuma all’incirca 300 metri cubi d’acqua l’anno.
Lo stupore però dei cittadini Reggini che hanno preso d’assalto telefonicamente l’associazione  è stato davvero enorme, nel non vedere minimamente riconosciuto così come era stato annunciato, il diritto al rimborso del 50% dei canoni 2002-2007come deliberato dal Comune lo scorso Dicembre 2009.
Infatti la Giunta Comunale di Reggio Calabria con delibera n° 557 del 14 Dicembre 2009, aveva deciso in considerazione dell’enorme percentuale di cloruri presenti nell’acqua e constatando che, pur  avendo collaudato l’impianto di desalinizzazione per consentire l’utilizzo dell’acqua delle condotte comunali per usi civici, la penetrazione di acqua marina nelle falde acquifere ha reso impossibile l’utilizzo dell’acqua stessa per uso potabile, di rimborsare il 50% della somma pagata a titolo di canone acqua per le zone in cui è stata erogata acqua non potabile nel periodo 2002 – 2007, limitatamente agli utenti che ne abbiano fatto espressa richiesta, subordinando il rimborso alla preventiva esibizione della documentazione attestante l’effettivo pagamento dell’intera bolletta del canone acqua.
Nel contempo tale delibera affidava al Dirigente dell’Unità Operativa Manutenzione Lavori Pubblici, l’individuazione delle  zone in cui è stata erogata acqua non potabile, nonché gli esatti periodi di riferimento, demandando altresì al Dirigente dell’Unità Operativa Finanze e Tributi la predisposizione degli atti necessari al rimborso delle somme dovute mediante la riduzione degli importi per i periodi successivi di abbonamento.
Il Dirigente dell’Unità Operativa Manutenzione Lavori Pubblici, in osservanza all’incarico ricevuto e “sulla scorta delle certificazioni e dei dati forniti dal sistema di controllo interno della qualità delle acque, ha delimitato con nota del 18 Febbraio 2010, le zone del territorio comunale in cui le acque distribuite non rientravano nei parametri di potabilità” alla data indicata e precisamente per le zone del centro-nord della città di Reggio Calabria e del centro, l’acqua distribuita non presentava caratteristiche di potabilità fino al mese di novembre 2009 allorchè grazie alla messa in funzione della quinta linea del dissalatore i parametri sarebbero rientrati.
Per le zone poste a Sud della città le analisi chimico-fisiche effettuate sulle acque, alla data di rilevazione del 18 Febbraio 2010, davano ancora parametri di non conformità alla normativa vigente.
Comunque la si voglia intendere, a parere del Presidente Regionale dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria, Avv. Saverio Cuoco, l’acqua destinata al consumo umano non era conforme ai parametri di potabilità della normativa dettata in materia fino a Novembre 2009 per il centro-nord e fino alla data del 18 Febbraio 2010 per la zona sud della città, non sappiamo se lo sia oggi, data l’assenza di una comunicazione ufficiale sulla potabilità o meno dell’acqua erogata.
Il Dirigente dell’Unità Operativa Manutenzione Lavori Pubblici, elencava quindi le aree e le vie in cui l’acqua non era potabile
Ora mentre i cittadini rimanevano in attesa, dopo l’invio di migliaia di lettere di richiesta indirizzate al Comune, di ottenere il rimborso del 50% del canone acqua, in conformità a quanto previsto dalla  Giunta Comunale di Reggio Calabria, con delibera n° 557 del 14 Dicembre 2009, si sono visti recapitare le bollette del servizio idrico senza nessun rimborso per gli anni pregressi ma con l’aggravio dell’aumento deliberato, senza tenere conto inoltre che in alcune zone del Comune di Reggio Calabria, le famiglie vivono quotidianamente il disagio della totale mancanza d’acqua o della insufficiente erogazione della stessa presente esclusivamente in alcune ore serali o notturne. 
Si ha la netta percezione,  che manchi qualsiasi volontà di porre fine ad una diatriba che dura ormai da parecchi anni, incrementando invece un contenzioso che negli intenti del Comune con la delibera citata doveva concludersi rapidamente.