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Cosa si può mangiare oggi con 5,29 euro? Di certo non si riesce a "pranzare", forse si riesce a comprare un panino, tramezzino o facaccina, con una bevanda. Ebbene da qualche anno è questo il destino dei lavoratori dipendenti, perché tale è il valore del buono pasto, che è rimasto fermo a 12 anni fa. E se, proprio in questo momento di crisi economica in cui i lavoratori dipendenti sono tra quelli che soffrono di più, si desse loro una mano, magari innalzando proprio il valore del buono pasto? Si darebbe, così, anche uno stimolo alla domanda, rispondendo alla crisi dei consumi e dando un sostegno ai redditi dei lavoratori che sono anche consumatori.

E' questa la proposta che arriva dalla Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi, e dalla Anseb, Associazione nazionale società emettitrici buoni pasto, affiancate in questa iniziativa dalle Associazioni dei consumatori e dai sindacati. Secondo la Fipe "aumentare il valore esentasse del buono pasto è un'iniezione di liquidità sul mercato dei consumi". Un aumento a 10 euro del buono pasto produrrebbe un risparmio complessivo di 44 milioni di euro di imposte sul reddito, pari a 212 euro a testa. Attualmente questa è forse l'unica risposta che si può dare al lavoratore per garantirgli un pasto di qualità, con ritorni positivi anche in termini di sicurezza.

"Nello stesso tempo si darebbe anche un po' d'ossigeno al settore dei pubblici esercizi, sempre dimenticato dalle manovre di politica economica" ha sottolineato Lino Enrico Stoppani, Presidente Fipe, nel corso della conferenza stampa di presentazione della proposta sui buoni pasto. "In un periodo di crisi come quello attuale - ha aggiunto Stoppani - affinché permanga la sostenibilità del sistema dei buoni pasto e i consumi non subiscano ulteriori contrazioni è necessario un atto di lungimirante equità normativa. Anche perché sono ben 2,2 milioni i lavoratori che utilizzano i buoni pasto e che così vedrebbero innalzarsi il loro potere d'acquisto per comprare il pranzo".

I numeri dei buoni pasto dunque sono alti: oltre due milioni di lavoratori che ne usufruiscono, circa 80mila i datori di lavoro che li utilizzano e oltre 100mila gli esercizi pubblici convenzionati; il fatturato generato dal mercato dei buoni pasto è di 2400 milioni di euro e l'incasso da ticket in un bar rappresenta un incasso variabile dal 20 all'80% del volume d'affari.