Notizie recenti

Newsletters

 
 
Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Sino al 2014 in Italia era obbligatorio dichiarare la sede dello stabilimento dove sono prodotti gli alimenti; con  l’entrata in vigore del Regolamento Europeo 1169/2011, che paradossalmente è nato per fornire informazioni complete ai consumatori, tale obbligatorietà è scomparsa. La ragioni di quanto avvenuto sono probabilmente da correlare al fatto che, nello spirito delle regole comunitarie, tutti gli alimenti, indipendentemente dalla loro origine, devono essere sicuri e quindi non è necessario indicare il luogo in cui è stato prodotto.

E’ evidente che una norma del genere può “appiattire” la qualità degli alimenti e i primi a soffrirne sono proprio quelli prodotti dalle aziende alimentari italiane che sono tra le più avanzate al mondo.

Durante l’iter comunitario che ha portato alla cancellazione della norma sull’indicazione dello stabilimento di produzione, i nostri rappresentanti forse non sono riusciti a far prevalere il loro punto di vista.

Molte aziende e anche molte catene di distribuzione degli alimenti nel frattempo hanno continuato a indicare nelle etichette il luogo di produzione; potrebbe però trattarsi di una misura volontaria presa per andare incontro ai desiderata dei cittadini e, in definitiva, a fidelizzarli negli acquisti.

In ogni caso il nostro Governo si è mosso e ha avviato una trattativa con le competenti strutture comunitarie per modificare l’articolo 38 del Regolamento 1169/2011. Si tratta di un’operazione molto complessa perché bisogna rivedere una norma approvata da tutti i Paesi della UE e quindi è necessario trovare un nuovo accordo

Nel frattempo per reintrodurre quest’obbligo è stato necessario emanare il Decreto Legislativo 145 del 15.9.2017, Disciplina dell’indicazione obbligatoria nell’etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento entrato in vigore lo scorso 5 aprile.

Trattandosi di una norma nazionale, essa vale soltanto per le aziende che hanno uno stabilimento di produzione e/o di confezionamento di alimenti in Italia e che commercializzano i loro prodotti sul territorio nazionale.

In virtù delle regole commerciali comunitarie e internazionali, non vale invece per gli alimenti destinati all’esportazione e nemmeno per gli alimenti che importiamo dai Paesi UE e dalla Turchia dove non esiste quest’obbligo.

In buona sostanza quindi l’obbligo dell’indicazione dello stabilimento di produzione è limitato agli alimenti autenticamente  “made in Italy” e commercializzati nel nostro Paese.

Le aziende alimentari che operano in Italia, analogamente a quelle degli altri Paesi della UE, debbono seguire delle regole di produzione stabilite dal “Pacchetto Igiene” le cui basi sono state stabilite con il Regolamento UE 178/2002 a cui sono susseguiti altri Regolamenti  fino al 625/2017 che definisce le norme per i controlli.

Anche se la sicurezza degli alimenti deve essere garantita indipendentemente dallo stabilimento di produzione, deve essere sottolineato che nel nostro Paese, pur rispettandosi i principi stabiliti dalle norme comunitarie, esiste un sistema di controllo tra i migliori al mondo che ne garantisce anche un’ottima qualità.

In ogni caso il consumatore ha il diritto di essere informato in modo completo di quello che mangia, così da poter fare una scelta consapevole di ciò che acquista.

Da questo possono trarre dei vantaggi anche le aziende nazionali che devono reggere la concorrenza di produttori stranieri alle volte molto “aggressivi” con alimenti di qualità inferiore.

Non bisogna però fare confusione tra stabilimento di produzione e origine delle materie prime. Molte delle nostre aziende producono alimenti utilizzando materie prime d’importazione. Ciò è dovuto, purtroppo, alle carenze del sistema produttivo primario agricolo e zootecnico che non riesce a fare fronte alle richieste dell’industria di trasformazione.

In conclusione si può affermare che il DL sull’origine dello stabilimento di produzione va incontro ai diritti dei consumatori per una corretta informazione e rende giustizia all’elevata qualità produttiva della nostra industria alimentare.