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Le proprietarie della carta non se ne accorgono subito, e segnalano con ritardo il fatto all’istituto di credito, che avrebbe, però, dovuto insospettirsi per gli anomali movimenti connessi al conto. Ecco perché per la Cassazione è plausibile il risarcimento alle correntiste.

Carta.  Vittoria in Tribunale per le due donne, titolari della «carta bancomat»: i giudici hanno loro riconosciuto un «risarcimento» da parte del «gestore della carta» – ‘Poste Italiane spa’ – per gli «abusivi prelevamenti» effettuati a seguito dello «smarrimento della carta».

Di avviso opposto, invece, i giudici d’Appello, che respingono nettamente le pretese avanzate dalle donne. Decisiva, e prioritaria, viene ritenuta «la responsabilità delle titolari della carta» che non solo hanno «smarrito la tessera» ma hanno anche «tardivamente denunciato la circostanza» alla società.

Controllo.  A rimettere tutto in discussione, però, provvedono ora i magistrati della Cassazione. Ciò significa che la «domanda di risarcimento» presentata dalle due donne nei confronti di ‘Poste’ è ancora sul tavolo, e ha ancora possibilità di essere soddisfatta, anche solo parzialmente.

Per i magistrati, difatti, sul fronte della «responsabilità per il caso di utilizzazione illecita da parte di terze persone della carta bancomat», va verificata «l’adozione, da parte dell’istituto, di misure idonee a garantire la sicurezza del servizio da eventuali manomissioni». E in questa ottica è ritenuta irrilevante «l’intempestività della denuncia» relativa alla «sottrazione del bancomat».

In questa vicenda è emerso, difatti, che ‘Poste’ «non ha controllato l’andamento del conto» – cosa che avrebbe permesso di evidenziare «l’anomalia, sia per numero che per importo, delle operazioni effettuate» – e quindi «non ha tempestivamente attivato le opportune cautele, idonee ad evitare l’uso indebito della carta da parte di soggetti non abilitati».

Ulteriore elemento significativo, secondo i magistrati, è il fatto che proprio «successivamente all’episodio» segnalato dalle due donne, «l’istituto ha introdotto il limite mensile dei prelievi», limite che, in questa vicenda, «avrebbe potuto senza dubbio contenere perdite e danni».

Resta in piedi, quindi, l’ipotesi della «responsabilità» di ‘Poste’. E su questo punto dovranno ora pronunciarsi nuovamente i giudici d’Appello, alla luce delle valutazioni tracciate dai giudici di Cassazione nella sentenza n. 16333 del 4 agosto.