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Cambia la forma ma non la sostanza. Cambia il nome ma non il significato.  E’ la triste storia della famigerata commissione di massimo scoperto, la cui abolizione (per i conti correnti bancari che risultano in rosso per meno di 30 giorni  prevista dalla legge n.2 del 28/01/2009) rischia di essere scaltramente aggirata.

Nel dettaglio, tale legge prevede che la commissione di massimo scoperto possa essere applicata solo se il cliente ha un fido e il suo scoperto dura più di 30 giorni. Inoltre, se per i nuovi correntisti la disposizione ha avuto effetto immediato a gennaio, per tutti gli altri le banche dovranno adeguarsi entro giugno. Ad onor del vero, si stanno adeguando, ma non senza spiacevoli sorprese per gli intestatari dei conti.

In molti stanno infatti ricevendo ambigue comunicazioni dagli istituti di credito nelle quali, tra le nuove condizioni, compaiono voci mai lette. C’è chi parla di “indennità di sconfinamento” e chi di “scoperto di conto”: in realtà di altro non si tratta se non della commissione di massimo scoperto dal nome appositamente “reinventato” per non incorrere nelle limitazioni previste dalla legge. Risultato? A conti fatti, i cittadini rischiano di rimetterci delle cifre perfino superiori!

Come dire: banca che vai, commissione che trovi! La nostra Unione si batterà affinché cessino queste fantasiose trovate volte a reintrodurre con diversa terminologia balzelli vessatori e illegittimi.