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Quando il turno di lavoro finisce dopo l’ora dei pasti o il dipendente - malgrado abbia terminato di lavorare - non riesce a rientrare a casa in tempo per il pranzo o la cena, ha diritto al ticket. Il diritto sussiste, infatti, tanto nel caso in cui durante la fascia oraria concordata il lavoratore sia impegnato nel lavoro, quanto nell’ipotesi in cui abbia terminato di lavorare, ma i tempi di percorrenza non gli consentano di raggiungere la propria abitazione per consumare i pasti. È quanto emerge dalla sentenza 14941/09 emessa dalla sezione lavoro della Cassazione. 
E' stata confermata, nella specie, la sentenza della Corte di merito. Il dato centrale indicato dalla previsione contrattuale per fruire del ticket è l’impossibilità per il lavoratore di consumare il pasto nella propria abitazione a causa dell’orario di lavoro in cui è impegnato. Il riferimento ai tempi di percorrenza vale solo quando il lavoro non sia ancora iniziato o sia terminato e comunque sia impossibile per il dipendente pranzare o cenare a casa per la distanza tra l’abitazione e il luogo dove presta la propria attività lavorativa. E' stato accolto, invece, il ricorso incidentale dell’uomo contro la parte della sentenza di merito che aveva compensato per metà le spese del giudizio. La Corte d’appello ha motivato la compensazione con il fatto che vi sarebbe stata «parziale reciproca soccombenza delle parti». Ma la sentenza di merito ha accolto integralmente la domanda del lavoratore. Spetterà ora alla Corte d’appello decidere anche sulle spese del giudizio in Cassazione.