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Perdere il lavoro a causa dell’emergenza Coronavirus e dover pagare le rate del prestito: un bel problema! Eh già, perché accanto all’emergenza sanitaria (sicuramente prioritaria in questo momento) c’è un’emergenza economica e sociale: molte famiglie sono in difficoltà e gli interventi del Governo sbagliano approccio. Abbiamo provato a spiegarlo negli emendamenti al Cura Italia depositati al Senato dall’Unione Nazionale Consumatori. Cosa c’è che non va? La strategia non deve essere di breve periodo, ma deve creare le condizioni per ripartire, preservando la capacità di spesa delle famiglie. Insomma, un conto è sospendere versamenti, adempimenti fiscali e pagamenti a fronte dei mancati guadagni, cosa opportuna per evitare problemi di liquidità; un conto, invece, è elargire somme di denaro a pioggia, magari a chi non ha visto ridursi le sue entrate mensili (come per il voucher babysitter che andrebbe dato, magari senza il limite di 600 euro, alle sole famiglie in difficoltà e non certo in modo generalizzato per indennizzare gli italiani della spesa).

Sulla Scuola (come su molti altri argomenti) è piovuta copiosa la legislazione dell’emergenza e per i consumatori (ma anche per gli istituti) non è facile orientarsi.

Provando un breve riassunto, certamente incompleto, tutto comincia con il DPCM del 23 febbraio, che applicando il decreto legge 23 febbraio 2020, n. 6, sospende la didattica nelle (allora) zone rosse “salvo le attività formative svolte a distanza”, che, quindi, ancora non era espressamente incentivata. Seguono poi altri provvedimenti, come il DPCM del 1 marzo, che arrivano a sospendere per tutta Italia le gite scolastiche prevedendo che “i dirigenti scolastici delle scuole nelle quali l'attività didattica sia stata  sospesa  per  l'emergenza  sanitaria,  possono attivare, sentito il  collegio  dei  docenti,  per  la  durata  della sospensione, modalità di didattica a distanza avuto anche  riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità”. Anche per altri enti formativi, al didattica a distanza è cosa facoltativa: "nelle Università e nelle Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica nelle quali non è consentita  (...) la partecipazione degli studenti alle attività didattiche o curriculari, le attività medesime possono  essere  svolte, ove possibile, con  modalità a  distanza."

Vittoria a metà per i consumatori! Sky Italia ha accolto la nostra richiesta di rimborso e restituirà 15,20 euro al mese agli abbonati dei pacchetti Sky Calcio e Sport, ma il rimborso non sarà automatico: dovranno essere i consumatori a richiederlo nell’area “Fai da te” del sito. Inoltre la notizia del rimborso non è stata adeguatamente diffusa, né dagli organi di informazione, né sul sito di Sky, visto che non è in home page ma in una pagina interna.

La nostra associazione è stata la prima ad occuparsi della questione a seguito dei numerosi reclami giunti in questi giorni al nostro sportello Pay-Tv riguardanti quei contratti attivati in precedenza e che oggi il consumatore non è più in grado di onorare o che, d’altro canto, il fornitore non è più in grado di mettere a disposizione secondo gli  accordi e le comunicazione commerciali diffuse all’epoca della sottoscrizione del contratto. Un esempio su tutti: la programmazione di sport che prevedeva per questi mesi calcio, tennis, Formula 1 che si è drasticamente impoverita di contenuto. 

Sconti Sky Calcio e Sport, le Associazioni di tutela del consumatore sottolineano difetti di gestione e comunicazione a danno degli abbonati

Francesca Marras

Alcune Associazioni di tutela del consumatore sono intervenute in merito alla decisione di Sky di avviare gli sconti per i pacchetti di Sky Sport e Calcio, accogliendo favorevolmente la scelta della Compagnia, ma sottolineando però alcuni difetti di gestione e di comunicazione. Le stesse Associazioni avevano ricevuto diverse lamentele da parte dei clienti Sky, i quali si erano trovati di fatto a dover pagare per abbonamenti sulle pay tv diventati inutilizzabili a seguito dell’interruzione delle competizioni sportive.

Ad avviso dell’UNC, il dato reso noto dall’Istat, secondo il quale il 33,8% delle famiglie non ha computer o tablet in casa, percentuale che al Sud sale al 41,6%, dimostra che i 70 milioni stanziati dal Governo per l’acquisto di tablet e computer sono a dir poco insufficienti.

Inoltre, se si vuole davvero riprendere a settembre con la modalità della didattica a distanza, bisogna considerare che moltissime famiglie non hanno una connessione internet adeguata, quindi non riescono, pur avendo il pc, a seguire le lezioni.

E questo per due motivi. Il primo è che un abbonamento flat per una connessione internet veloce costa e non tutte le famiglie se lo possono permettere. Per chi è in difficoltà, quindi, chiediamo che lo Stato fornisca non solo il tablet ma anche la Sim. Il secondo è l’arretratezza della nostra rete.

L’irruzione del nuovo Coronavirus (agente della Covid-19) nel nostro Paese, le drastiche misure intraprese dal nostro Governo, la martellante attività mediatica che vede intervenire improponibili esperti su un argomento obbiettivamente complesso quale è la virologia, hanno di fatto modificato le nostre abitudini.

Si spera che questo periodo non si prolunghi troppo, ma nel frattempo ci troviamo immersi nella paura che ci spinge a compiere azioni anche irrazionali rispetto ai consumi alimentari, con ripercussioni che possono essere anche pesanti sull’intero settore

Negli ultimi anni i call center ne hanno inventate di tutti i colori pur attirare gli utenti nelle loro reti e convincerli ad acquistare ciò che vendono. L’ultima truffa telefonica ha però superato ogni limite: perché oltre ai cittadini a farne le spese è stata anche l’Unione Nazionale Consumatori. A confermalo sono le decine di segnalazioni, arrivate nelle ultime settimane agli sportelli dell’associazione, di persone che hanno ricevuto telefonate da operatori di call center, i quali si presentavano come consulenti di Unc per convincerli a passare a un nuovo gestore di telefonia. A ricevere una di queste telefonata è stato il presidente dell’associazione in persona, Massimiliano Dona.