Proliferano a vista d’occhio in un periodo di crisi e con il bisogno di liquidità delle famiglie. I negozi ‘Compro oro’ spuntano come funghi: secondo un’inchiesta dell’Adoc sono oltre 5.000 in tutta Italia per un giro d’affari di circa 2 miliardi di euro l’anno, concentrato soprattutto nel Lazio e in Campania. Solo a Roma ci sono circa 250 negozi. Un business opaco, che in alcuni casi cela infiltrazioni mafiose, riciclaggio e usura. La clientela, eterogenea, è cresciuta del 20% nel 2012: dai pensionati agli studenti, fino alle casalinghe. Tutti attratti dalla pubblicità che tappezza le città. D’altronde oggi è molto più semplice vendere i preziosi di famiglia piuttosto che ottenere un prestito in banca.
Come un monte di pietà. Aprirne uno è semplice: bastano un paio di mesi per ottenere la licenza dalla questura e dare il via all’attività. A volte si tratta di vecchie gioiellerie riconvertite per sfuggire alla morsa della crisi. Alcuni punti vendita restano attivi per brevi periodi, poi chiudono inspiegabilmente. Destando i sospetti della polizia: se la maggioranza dei ‘Compro oro’ opera secondo la disciplina che regolamenta il settore (la legge 7/2000, in realtà piuttosto risalente e giudicata da molti lacunosa), ce n’è un’esigua percentuale che agisce in modo illegale. Pagando in contanti i monili senza registrare la vendita, operazione che serve ad accertarne la provenienza. I gestori, infatti, hanno l’obbligo di annotare sul registro di pubblica sicurezza vidimato dalla questura i dati del venditore, del compratore e della quantità di oro, o altri gioielli, oggetto della transazione. Omettendo l’annotazione, o falsificandola, i ‘Compro oro’ possono acquistare il bottino di furti e rapine diventando, come spesso accade, ‘centrali’ del riciclaggio di denaro sporco per conto della malavita.
Alcuni suggerimenti contro le truffe. Per chi si rivolge a un ‘Compro oro’ per vendere bracciali e collanine, il rischio di raggiri è elevato. Può accadere che l’oro venga valutato troppo poco rispetto al suo reale valore di mercato. Oppure che la bilancia sia manomessa e stimi il peso per difetto. O ancora basta semplicemente essere disinformati sulla quotazione aurea giornaliera. Ecco alcuni consigli dell’Adoc e dell’Anopo, l’Associazione nazionale operatori professionali ori, autorizzata dalla Banca d’Italia, per districarsi nella giungla di venditori più o meno onesti.
· 1) Quotazione. Aggiornarsi sempre sulle quotazioni dell’oro previene la possibilità di farsi imbrogliare dai venditori che applicano prezzi non corrispondenti al reale valore. Nei ‘Compro oro’ il tempo di giacenza è di dieci giorni, oppure è fissato al momento dell'acquisto. Decorso il quale, l'oro potrebbe essere trasferito per essere fuso.
Ciò implica che non è soggetto a svalutazione come per altre merci di mercato che restano invendute, per cui il prezzo di acquisto non può essere né troppo basso né troppo alto. Salvo in caso di attività illecite
2) Purezza. Fate attenzione alla composizione dell’oro. Bisogna distinguere se è impuro, a 18K (cioè composto al 75% da oro e al 25% da altre leghe) o è oro puro 24K. Spesso il prezzo si riferisce a quest’ultimo, ma non tutti i ‘Compro oro’ lo accettano. Se si vuole vendere oro a 18K, il prezzo va decurtato del 25%
3) Peso. Meglio pesare il proprio oro da soli su una bilancia digitale o da un gioielliere di fiducia. Talvolta nei ‘Compro oro’ la bilancia, tarata male, segna un peso inferiore a quello reale
4) Pagamento. Controllare che il versamento sia effettivo e che non sia proposto solo uno scambio di gioielli. Chiedere quanto verrà effettivamente pagato l'oggetto alla fine della transazione, perché può accadere che sia offerta una cifra più bassa rispetto al dovuto
5) Documenti. Diffidare dei gestori che non esigono alcun documento per la compravendita: il gestore che intende comprare deve chiedere al venditore, secondo l'art 247 del regolamento di polizia, il nominativo di chi gli ha venduto l'oggetto. Tutte le transazioni per legge devono essere registrate, annotando sul registro di pubblica sicurezza i dati di chi vende, di chi acquista e della quantità d’oro smerciata
6) Ricevuta. Il negoziante dovrà redigere una ricevuta dettagliata con i dati del privato che vende, con informazioni relative alla merce, all'importo della compravendita, e alle modalità di pagamento. In caso di versamento in contanti la cifra non può superare i 1000 euro, in base alle recenti norme della manovra Salva Italia.
Il disegno di riforma. Contro il fenomeno, si afferma da più parti, serve una nuova disciplina: «Oggi chi ha bisogno di liquidità piuttosto che rivolgersi al banco dei pegni preferisce i ‘Compro oro’ perché richiedono meno formalità e pagano di più – commenta Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione nazionale consumatori -. La mancanza di regole però, rischia di facilitare gli speculatori. Non è ammissibile che per aprire un’attività commerciale del genere basti la licenza della questura». Ad aprile scorso, infatti, è stato presentato alla Camera un disegno di legge che punta a istituire un registro delle attività di compravendita di oro tenuto dalle Camere di commercio. Tra i proponenti Walter Veltroni, membro della commissione antimafia, e don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, associazione contro tutte le mafie.

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