Esame del sangue e delle urine: l’esito positivo del primo evidenzia il perdurare dello stato di alterazione. Dalla ricostruzione del fatto offerta dalla Corte di Cassazione (sentenza 16895/12) emerge che la positività del test ematico sulle sostanze stupefacenti indica, a differenza di quanto rileva l’esame delle urine, l’esistenza di un perdurante influsso delle sostanze stupefacenti sul soggetto. Infatti, mentre l’analisi delle urine consente solo di accertare lo stato di intossicazione al momento del test, l’esame del sangue avente esito positivo (nel caso di specie il soggetto presentava valori di metaboliti della cocaina cinque volte superiori al valore soglia) attesta che il processo di metabolizzazione della sostanza è ancora in corso e che, di conseguenza, il soggetto versa in uno stato (attuale) di alterazione psicofisica.
Il solo stato di alterazione integra il reato previsto dall’art. 187 codice della strada. La sentenza in commento, nel respingere il ricorso del condannato fondato sulla violazione di legge, conferma la distinzione terminologica prospettata dalla Corte di Appello di Brescia riguardo a stato di alterazione e stato di intossicazione. In particolare, mentre l’intossicazione è considerabile come sinonimo di avvelenamento in ragione dello stato acuto o cronico dovuto all’azione di sostanze nocive sull’organismo, l’alterazione comporta uno stato di coscienza modificato dalla assunzione di sostanze stupefacenti non necessariamente coincidente con la più infrequente intossicazione. Alla luce di ciò, l’assenza di evidenza dello stato di intossicazione non esclude la presenza dello stato di alterazione (che sussisteva, nel caso concreto, per la alta percentuale di metaboliti della cocaina nel sangue dell’agente).

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