A denunciarlo è un rapporto ufficiale del relatore ONU per la libertà d'opinione e d'espressione, Frank La Rue, consegnato l’anno scorso al Consiglio sui diritti umani, nel quale non solo vengono condannate le pratiche di censura e sorveglianza dei paesi autoritari, ma anche si mette in guardia sulle “pericolose tendenze che nel mondo democratico minacciano i diritti dei cittadini alla libertà di espressione nell'era di Internet”.
Lo strumento tecnico con cui si attua la censura privata è costituito dai filtri progettati per aiutare i genitori a impedire ai figli minorenni l’accesso a materiale inadatto alla loro età, ma che in realtà bloccano molti più siti di quanto dovrebbero. Secondo un rapporto di Open Rights Group e della London School of Economics, basato sui dati del sito Blocked.org.uk e relativo al mercato britannico, a cadere nelle maglie dei filtri sono anche siti “innocui” per i minori, come appunto quelli citati, che nulla hanno a che fare con la pornografia.
Il fenomeno della censura privata sembra riguardare per il momento più gli utenti di telefonia mobile di alcuni paesi esteri, soprattutto Francia e Regno Unito, che italiani, ma è bene rimanere vigili e segnalare eventuali abusi che si dovessero verificare nel nostro Paese.

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