Probabilmente grazie ai viaggi aerei a basso prezzo e alla convenienza di molti pacchetti turistici, non sembrano diminuire gli italiani che vanno in vacanza all’estero. Bisogna ricordare che, nonostante tutte le liberalizzazioni, ci sono dei limiti e dei divieti per riportare a casa la spesa fatta all’estero. Chi si reca in un Paese comunitario può rientrare in Italia con qualsiasi prodotto acquistato per uso personale, purchè non si eccedano le quantità dei seguenti prodotti:
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- sigarette
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800 (40 pacchetti da 20)
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- sigari
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200
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- tabacco da fumo
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1 chilo
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- superalcolici
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10 litri
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- aperitivi
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20 litri
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- spumanti e champagne
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60 litri
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- vini
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90 litri (compresi gli spumanti)
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- birra
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110 litri
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- benzina
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10 litri (in tanica)
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Se si superano questi limiti, bisogna farne denuncia all’Ufficio tecnico di finanza, perché si presume lo scopo commerciale. Comunque, vi sono prescrizioni un po’ diverse per chi si sposta in Danimarca, Svezia e Finlandia. Tutti gli altri prodotti comprati nei Paesi della UE si possono riportare in Italia senza problemi, purché la merce sia sempre in quantità tale da far presumere un uso personale e non commerciale.
Per chi ritorna da una vacanza in un Paese extracomunitario, invece, le regole cambiano. Il valore complessivo dei beni che si possono acquistare e riportare in Italia non può superare i 175 euro, altrimenti bisogna dichiararli. Vi sono però le solite limitazioni per alcuni prodotti e cioè:
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sigarette
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200 pezzi (10 pacchetti da 20)
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oppure: - sigaretti
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100 pezzi
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- sigari
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50 pezzi
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- tabacco
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250 grammi
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alcolici oltre 22 gradi
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1 litro
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oppure: meno di 22 gradi
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2 litri
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vino tranquillo
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2 litri
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profumi
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50 grammi
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acqua da toilette
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25 centilitri
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caffè
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500 grammi
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tè
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100 grammi
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A parte i limiti per questi prodotti portati dai Paesi extraeuropei, ultimamente è uscito il decreto ministeriale n. 32/2009 in base al quale i turisti italiani che vanno in vacanza nei Paesi terzi potranno riportare a casa merci esenti da IVA e tasse per un valore fino a 300 euro, aumentati a 430 euro in caso di viaggiatori in aereo o via mare. Chi va in vacanza in Paesi terzi come quelli americani e asiatici non può riportare a casa latte, salami, carne, formaggi e altri prodotti d’origine animale, per ragioni igienico sanitarie.
Inoltre, tornare a casa dai Paesi esotici con un guscio di tartaruga o una borsa di coccodrillo del Nilo può comportare una multa salata. Vi sono centinaia di oggetti di artigianato e parti di animali protetti che non possono essere riportati in base alla Convenzione di Washington. Spesso il consumatore non sa se un oggetto che gli viene proposto è prodotto con animali in via di estinzione o no. Può succedere, per esempio, che gli vengano offerti ninnoli dichiarati d’avorio, ma che in realtà sono di ossa di animali domestici (la Convenzione di Washington protegge le specie selvatiche, non quelle allevate). Oppure, come si può sapere di quale specie è una conchiglia? I coralli, sono tutti protetti? E se invece si trattasse di plastica? Nell’incertezza, la cosa migliore è non comprare né animali né oggetti ottenuti da piante o animali. Può sembrare un limite alla libertà personale, ma ci sono dei forti argomenti a favore dell’astensione, il principale dei quali è che tali acquisti, anche se possono sembrare umanitari –si dà qualche euro al venditore- in realtà portano al saccheggio e alla distruzione di risorse naturali che non sono inesauribili.

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