La lavastoviglie non è un elettrodomestico diffuso come la lavatrice e ci sono ancora molte famiglie che pensano di acquistarla. Si è calcolato, infatti, che in una famiglia di 4 persone il tempo occorrente per lavare i piatti manualmente è di quattro ore e mezzo alla settimana, ovvero oltre 230 ore lavorative annue, a parte lo spreco dell’acqua e la minore igienicità del lavaggio a mano con l’impiego di spugne e canovacci.
Oggi le lavastoviglie domestiche in commercio sono disponibili in due misure e capacità: per 12 coperti (l’apparecchio ha una larghezza di 60 centimetri) e per 8 o 9 coperti (larghezza 45 centimetri). I 12 coperti sono calcolati secondo un criterio internazionale, ma vi sono anche lavastoviglie speciali che lavano 16 coperti e altre che, pur conservando la larghezza di 60 centimetri, ne lavano 14. Inoltre, considerando che lo spazio in cucina è un problema per tutti, vi sono quattro modelli.
Libera installazione. E’ un apparecchio completamente indipendentemente, può essere messo ovunque.
Incasso. Viene inserito nel mobile della cucina, ha la porta completamente a vista.
Integrata parziale. Viene inserita nel mobile della cucina, la porta è parzialmente pannellata, rimane a vista solo il frontalino con i comandi.
Integrata totale. Viene inserita nel mobile della cucina, la porta è completamente pannellata, i comandi sono accessibili solo con la porta aperta.
Negli apparecchi di ultima generazione i consumi di energia elettrica sono drasticamente diminuiti e anche quelli di acqua si sono ridotti di tre volte rispetto al 1980, poiché c’è una specie di occhio elettronico che legge il grado di torbidità e ricorre all’impiego di acqua pulita solo se è necessario. Lo stesso vale per la rumorosità, che negli apparecchi più silenziosi, è di 31 decibel, paragonabili a un fruscio.
In ogni caso, è obbligatoria l’etichetta di consumo di energia elettrica, che ognuno può verificare. E’ composta da una scala di sette livelli, dalla A sino alla G. La lettera A indica i consumi più bassi, la lettera G i consumi più alti e le altre lettere i consumi intermedi. Sull’etichetta sono contenute anche altre informazioni supplementari, come il consumo di kWh per ogni ciclo di lavaggio, l’efficacia del lavaggio, il consumo di acqua e la capacità di carico.
Per quanto riguarda il funzionamento di una lavastoviglie, bisogna ricordare i componenti che sono, sostanzialmente, i seguenti.
Gli irroratori d’acqua. Sono due bracci rotanti che, girando, spruzzano sulle stoviglie acqua oppure, a seconda delle fasi del lavaggio, una miscela di acqua e detersivo, o acqua e brillantante. L’acqua giunge al braccio superiore passando attraverso un tubo, chiamato “tubo Venturi”, posto al centro del cestello. L’apertura superiore di questo tubo non deve essere mai coperta con le stoviglie.
I cestelli. Estraibili e muniti di rotelle, sono due –uno superiore e uno inferiore- e servono per contenere le stoviglie da lavare. In quello inferiore è collocato il portaposate che, di solito, è estraibile. Entrambi i cestelli sono dotati di supporti per collocare bicchieri, tazze e utensili lunghi.
Il filtro. E’ una sottile lamina cosparsa di piccoli fori. Si trova nella parte inferiore della vasca e trattiene le particelle di sporco. Si può rimuovere e lavare con acqua corrente.
La vaschetta del detersivo. E’ una vaschetta con coperchio, collocata all’interno dello sportello. Va riempita prima di iniziare il lavaggio e chiusa: si apre automaticamente quando il programma raggiunge la fase in cui è richiesto l’uso del detersivo. Il detersivo specifico per lavastoviglie (in polvere, liquido o in pastiglie) va usato nelle dosi e con le modalità indicate sul libretto di istruzioni. Se la lavastoviglie prevede il ciclo biologico, si possono utilizzare detersivi biodegradabili.
Il distributore di brillantante. E’ una vaschetta con coperchio, posta accanto a quella del detersivo. Il brillantante rende le stoviglie lucide, senza macchie e aloni. In alcuni modelli, la quantità del prodotto rilasciata durante il lavaggio può essere regolata con una manopola: se le stoviglie rimangono striate, bisogna ridurla; se rimangono macchiate e opache, si deve aumentare il dosaggio.
Il serbatoio del sale. Il sale, rilasciato dal serbatoio sul fondo della vasca, elimina il calcare presente nell’acqua e impedisce la formazione di incrostazioni sulle stoviglie e sull’elettrodomestico. Alcuni modelli hanno un dispositivo per regolare il dosaggio del sale in relazione alla durezza dell’acqua utilizzata per il lavaggio. L’acqua, infatti, può essere dolce, media, o dura in base a quanto calcare contiene. Per conoscere la durezza dell’acqua della propria zona ci si può rivolgere al locale acquedotto o al Comune.
Asciugatura. I modelli più semplici sfruttano il calore residuo del lavaggio. In questo caso, è consigliabile aprire lo sportello qualche minuto dopo il termine del programma per permettere all’umidità di fuoriuscire. In altri modelli, a fine ciclo, la serpentina si riscalda di nuovo favorendo l’eliminazione dell’umidità che, in alcuni casi, viene convogliata da un apposito dispositivo verso il fondo della vasca. Infine, alcuni modelli sono dotati di dispositivo con ventola che immette aria fredda, assorbe il vapore e lascia le stoviglie fredde.
A parte le caratteristiche di ogni modello, che possono essere più o meno adatte alle esigenze personali del consumatore, per la scelta vanno preferiti gli apparecchi che hanno il marchio “IMQ”, l’istituto delegato per legge a verificare la sicurezza degli elettrodomestici.

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