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di Valeria Zeppilli

Anche irrogare a un dipendente delle sanzioni disciplinari illegittime è un comportamento che può integrare una fattispecie di mobbing.

Lo si evince dall'ordinanza numero 23041/2017 del 3 ottobre (qui sotto allegata), con la quale la Corte di cassazione ha confermato la decisione della Corte d'appello di L'Aquila di ratificare quanto deciso dal Tribunale di Teramo in una causa vertente tra un medico veterinario e l'istituto presso il quale lavorava, ovverosia la dichiarazione di illegittimità di cinque provvedimenti disciplinari irrogati al medico, oltre al rigetto della domanda di inquadramento nella qualifica di dirigente medico veterinario e alla condanna dell'istituto a risarcire il sanitario del danno differenziale derivante dalla condotta vessatoria posta in essere nei suoi confronti.

Le doglianze dell'istituto

L'istituto, con particolare riferimento al mobbing, si doleva del fatto che la Corte territoriale avrebbe ritenuto ricorrente un'ipotesi di mobbing considerando illegittime le sanzioni disciplinari irrogate al medico, mentre le stesse non sarebbero tali perché il giudice della fase cautelare le aveva ritenute legittime.

Inoltre, si sarebbe fatto riferimento ad altri comportamenti persecutori tenuti dal datore di lavoro senza indicare di quali comportamenti si trattasse effettivamente e omettendo ogni indagine sull'elemento soggettivo rappresentato dall'intento persecutorio e vessatorio del datore di lavoro.

Mobbing accanirsi contro il dipendente con sanzioni disciplinari

La Corte di cassazione, tuttavia, ha reputato tale doglianza inammissibile, posto che con essa l'istituto ricorrente nei fatti sollecitava una rivisitazione generale del materiale di causa e ne chiedeva un nuovo apprezzamento nel merito, cose che non possono essere compiute dinanzi alla Corte di legittimità.

Ciò posto, resta la decisione dei giudici di merito: accanirsi con il dipendente con sanzioni disciplinari illegittime è una condotta mobbizzante.