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Specialmente verso la fine dell’anno, il risparmiatore riceve dai funzionari di banca pressioni per investire o per cambiare investimento. Ciò serve a migliorare il rendiconto finale annuo in modo da far incassare al direttore il premio di produttività. Ad esempio, se un cliente della banca ha un fondo di investimento o un portafoglio titoli diversificato (vale a dire con azioni ed obbligazioni di vario genere) può succedere che sia interpellato da un funzionario che gli suggerisce di “movimentare” o “rimodulare” il portafoglio, magari con la scusa che un titolo potrebbe cedere punti sul mercato. Ciò perché tutti i movimenti, come quelli di compravendita di titoli, a causa delle alte commissioni addebitate, rendono alle banche cospicui guadagni a discapito del cliente.
Attenzione anche ai prodotti di investimento proposti dalla banca, in special modo sempre a fine anno, perché, anche in questo caso spesso vengono offerti quelli che fruttano alla banca stessa e commissioni più alte.
A volte il risparmiatore dimentica poi che non esistono investimenti sicuri. Non è vero, per esempio, che le obbligazioni sono a rischio zero, come purtroppo in tempi recenti è stato detto ai piccoli risparmiatori che hanno poi improvvidamente acquistato bond Parmalat o Cirio.
Tutti gli investimenti hanno una percentuale di rischio, anche se più o meno alta. Ci sono investimenti che hanno una bassa rischiosità ma, guarda caso, sono sempre quelli che hanno anche un rendimento molto basso. L’assioma da tenere sempre in mente è: basso rendimento-basso rischio; alto rendimento-alto rischio. Diffidare perciò dei rendimenti molto alti (vedi, appunto, i bond argentini) che saranno, in proporzione anche molto rischiosi.
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