CASO DI MALASANITA' SEGNALATO AL CENTRO DIFESA DEL MALATO

Sono un giovane di 37 anni, e facevo il consulente aziendale. Trascorrevo una vita tranquilla e normale, il lavoro andava bene, e potevo godere di tutte le gioie che la vita mi poteva dare con i miei progetti e sogni.
Fino a quando in data 28/02/2009 sono stato ricoverato in una clinica privata convenzionata del mio paese per Appendicita acuta. Sono stato operato d’urgenza nel reparto di chirurgia, ed è stata effettuata una Appendicectomia, e la mia degenza è stata lunga e dolorosa per la presenza di febbre alta. Sono stato dimesso il 13/03/2009 con diagnosi di uscita di Ascesso appendicolare da appendicite acuta retro cecale alta (Appendice mai sottoposta ad esame istologico). In data 25/10/2010, a distanza di 18 mesi, sono stato ricoverato nuovamente nella stessa clinica per colica gastrica, e lo stesso Chirurgo che mi operò la prima volta decise di operarmi d’urgenza dicendo che nelle mie condizioni non avrei superato la notte a causa di aderenze intestinali formatesi a causa dell’operazione precedente. Mi disse che non potevo spostarmi in ospedali del nord perché era rischioso, così decisi di operarmi nella stessa struttura. Mi operano il giorno successivo, c’è da dire che non mi hanno mai effettuato una TAC di controllo. Durante l’intervento i medici si sono trovati impreparati perché erano convinti di operare una semplice aderenza intestinale, ma nel tentativo di staccare l’intestino, attaccato sia alla ferita dell’appendicite sia al cieco, lo stesso si rompe. Il medico decide quindi di praticare una Astomia. La stessa è risultata anomala, almeno da quanto detto dai medici che mi hanno visitato in un secondo momento in altre strutture, in quanto questa tecnica viene effettuata per mettere a riposo parte dell’intestino. Nel mio caso, l’intestino è stato avvicinato alla parete addominale, lasciando il resto canalizzato. Durante l’intervento il dottore fece fare la biopsia a dei frammenti di peritoneo e intestino a mia insaputa. La mia degenza è stata nuovamente lunga e sofferta a causa di un’infezione alla ferita che mi portava febbre alta. Solo in un secondo momento sono venuto a conoscenza che mi avrebbero dovuto lasciare un drenaggio addominale dopo l’intervento, drenaggio mai effettuato. Sono stato dimesso il 16/11/2010 con diagnosi di uscita: aderenza dell’ultima ansa del tenue, riservandosi di medicare la ferita infettata tutte le mattine fino alla programmazione del successivo intervento per chiudere l’astomia. Il risultato della biopsia dei frammenti analizzati presso l’UOC di Anatomia e Istologia Patologica di Crotone, arrivarono il 18/11/2010, quindi due giorni dopo le mie dimissioni, con diagnosi di Pseudomixoma. Le medicazioni andarono avanti fino al 27/11/2010 però non notavo alcun miglioramento anzi, il 25/11/2010 apparve nuovamente la febbre, e il dottore diceva: “è tutto normale, va tutto bene, ora decidiamo quando operare”. Il 27/11/2010 mi feci visitare da un chirurgo specialista che per caso si trovava nel mio paese. Questo mi fece ricoverare d’urgenza consigliandomi una struttura provvista di Rianimazione, con la diagnosi di Sepsi e Ascesso subfrenico e funzioni vitali minime. Vengo trasferito da casa in ambulanza presso l’ospedale di Catanzaro. Qui, nei giorni successivi, mi venne effettuato un drenaggio epatico ecoguidato per far fronte alla febbre asettica con brividi scuotenti provocata dalle raccolte addominali che mi si erano formate e non drenate. In tutto questo tempo dai dottori della clinica del mio paese non è mai trapelato la notizia del tumore, anzi era tutto tranquillo e positivo, in tanto il primario della clinica custodiva i risultati istologici nella tasca del suo camice. Tanto che durante un confronto telefonico con i medici di Catanzaro disse: “si ho il referto in tasca”. Circa tre giorni dopo il ricovero, mia moglie chiese notizie delle mie condizioni, e gli venne detto che avevo un Adenocarcinoma Muginoso Peritoneale, gli venne riferito come se lei sapesse quello che stava succedendo, invece eravamo completamente all’oscuro di tutto. In un secondo tempo, ritirando la cartella clinica dall’ospedale del mio paese, divenni consapevole della malattia già presente. Il 7/12/2010 mi trasferì a Roma presso il Policlinico “A. Gemelli” dove ho subìto un intervento durato 14 ore, durante il quale mi venne asportato parte del Peritoneo, parte dell’intestino tenue e crasso, parte destra del diaframma e molti noduli infettati. Hanno praticato chemioterapia intraoperatoria con tutti gli effetti negativi del caso, visto che il mio corpo era arrivato completamente debilitato a causa delle disavventure precedenti. Vengo dimesso il 22/01/2011 con diagnosi di Adenocarcinoma Muginoso Peritoneale derivante da Appendicite.
Oggi devo sottopormi a 12 cicli di chemioterapia e, come tutti sappiamo, devastante su ogni fronte, non posso lavorare, e necessito di assistenza medica continua. Ho 37 anni con 2 splendidi bambini di 6 e 4 anni e una moglie disoccupata, non è sicuramente una situazione felice.
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