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Le confezioni incidono fino al 30% sul prezzo industriale di vendita degli alimenti e pesano sulle tasche degli italiani spesso più del prodotto agricolo in esse contenuto. Lo afferma la Coldiretti. L'agroalimentare, con oltre i 2/3 del totale, è il maggior responsabile della produzione di rifiuti da imballaggio, anche a causa della tendenza alla riduzione dei formati a favore dei single e delle famiglie sempre meno numerose. Gli imballaggi gettati nella spazzatura - l'organizzazione agricola - sono aumentati dal 2000 ad oggi di oltre 1 milione di tonnellate (+9%) anche se è cresciuta oltre il 66% la percentuale di riciclaggio. Nell' alimentare - prosegue la Coldiretti - spesso il costo dell' imballaggio supera quello del prodotto contenuto, come nel caso dei fagioli in scatola dove l' imballaggio incide per il 26% sul prezzo industriale di vendita, mentre per la passata in bottiglia da 700 grammi si arriva al 25%, per il succo di frutta in brick al 20% e per il latte in bottiglia di plastica sopra il 10%. Ma si moltiplicano - conclude la Coldiretti - anche le iniziative per favorire il consumo di prodotti che non producono imballaggi, come l'acquisto diretto nelle aziende agricole o nei distributori di vino o di latte sfusi che consentono di risparmiare fino al 40% rispetto al normale prezzo di vendita del latte fresco.
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