Stampa
Il Mare di Sicilia rischia di essere ribattezzato mar Morto, ma a differenza dell’omonimo già esistente che deve il suo nome  all’alta concentrazione di sale in quelle acque per cui i pesci e le piante non riescono a sopravvivere, il canale di Sicilia, deve la sua triste fama all’enorme numero di persone che quasi quotidianamente in cerca di fortuna, trovano la morte  nel tentativo di raggiungere le coste Italiane.
Un mare trasformato in un cimitero di uomini in fuga dalla povertà, dalla persecuzione e dalle guerre.
Le stime più prudenti parlano di diecimila morti annegati negli ultimi dieci anni sulle rotte tra l’Africa e le nostre coste meridionali. Se si considera che ogni anno arrivano via mare circa ventimila migranti, si ha un’idea di quanto sia alta la possibilità di morire nel mare nostrum: per ogni cento “clandestini” che arrivano, cinque annegano.
Persone, esseri umani, che fuggono dai loro paesi, una storia di sterminio di massa che si ripete continuamente nell’indifferenza generale e le loro vite confluiscono giornalmente in un bieco calcolo statistico.
Una strage continua, un omicidio di massa che resta impunito, persone che pur di sfuggire alla sopravvivenza nei loro paesi fatta di stenti, di miseria e di persecuzioni accettano anche il miraggio di mendicare altrove, rimanendo una prospettiva sempre migliore, perché in un paese ricco anche l’accattonaggio consente di vivere, e mentre giustamente ci addoloriamo per una vita stroncata magari per un caso di malasanità, preferiamo non pensare cosa voglia dire cadere o essere gettati in mare, annaspare fin quando il mar morto ingoia l’ennesima vittima.
Joomla SEF URLs by Artio