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Saldi senza entusiasmo con un occhio all’affare ed uno al portafogli. E’ questo l’andamento dei saldi estivi a poco meno di un mese dal loro inizio, secondo quanto risulta da un’ indagine tra gli esercenti.
Così, per il 39% le vendite speciali di fine stagione sono diminuite rispetto allo scorso anno, per il 36% sono rimaste sostanzialmente uguali, mentre il restante 25% fa un primo bilancio positivo.
“Si tratta di un calo generalizzato – spiega il presidente della Fismo-Confesercenti, Roberto Manzoni – che peraltro ci aspettavamo. Un calo che si è fatto sentire con più intensità nelle ragioni del centro e del sud piuttosto che in quelle del nord. D’altra parte, le famiglie sono arrivate all’appuntamento con i saldi estivi già stremate dalla necessità quotidiana di far quadrare il bilancio, con la prospettiva di nuovi aumenti delle tariffe in autunno, degli acquisti dei libri di testo scolastici da effettuare a settembre e con sulle spalle le spese sostenute per organizzare le vacanze (sempre più all’osso). L’approccio dunque non è dei migliori. La ricerca dell’affare è un pò nel dna dei consumatori italiani, ma certamente c’è meno disponibilità a spendere e si apre il portafoglio solo in presenza della vera occasione. E questo – precisa Manzoni – nonostante l’entità degli sconti che in media si attesta intorno al 30% ed in molti casi anche oltre e nonostante l’attenzione e la trasparenza con la quale gli esercenti hanno organizzato i saldi di fine stagione evitando, nel 70% dei casi, di anticiparli con vendite promozionali che ne potessero indebolire l’appeal commerciale”.
I saldi restano comunque una buona occasione per circa il 70% degli esercenti (in media rappresentano il 22% del fatturato) che li vorrebbe mantenere, mentre il restante 30 ne chiede l’abolizione. E potrebbe tornare ad essere un’ottima occasione per risparmiare anche per i consumatori se solo si creassero le condizioni per ridare fiato ai consumi e si prevedesse una nuova disciplina delle vendite speciali.
“Le vendite speciali di fine stagione – spiega il presidente della Fismo – rappresentano per le pmi del commercio uno strumento importante per fronteggiare l’enorme competizione della grande distribuzione e la concorrenza sleale quanto illegale dell’abusivismo. Ma il punto centrale resta un altro: i piccoli esercizi devono continuare ad erodere i loro margini di guadagno per essere competitive ma spesso, tra pressione fiscale e costi di gestione in aumento e utili in diminuzione si arriva alla rinuncia e si chiudono i battenti. Riorganizzare i saldi, a cominciare dalla revisione delle date d’inizio e di fine rendendole più uniformi tra le regioni, certamente li renderebbe più efficaci per gli esercenti e più convenienti per i consumatori. Ma prima di questo – conclude Manzoni – servirebbero provvedimenti in grado di restituire potere d’acquisto alle famiglia e capacità competitiva alle imprese”.

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