Stampa

Si chiamano FOSHU (Foods for Specified Health Use) e arrivano dal Giappone: si tratta di alimenti comuni nella dieta quotidiana, ai quali vengono però riconosciute specifiche qualità che incidono positivamente sullo stato di salute del consumatore.
Sebbene la loro nascita risalga al 1991, già a partire dagli anni ’80 il Paese del Sol Levante iniziò a preoccuparsi delle condizioni di salute degli anziani e a sviluppare alimenti che favorissero la salute e aiutassero a prevenire o ridurre eventuali malattie. Il risultato fu l’elaborazione di cibi appositamente pensati per diete speciali, per donne in gravidanza o che allattano, per neonati, per anziani e, appunto, per uso salutistico. 
I functional o health foods (così sono più comunemente conosciuti i FOSHU) costituiscono una ben distinta categoria di prodotti alimentari. Diversi dagli alimenti integrati con vitamine e sali minerali, e dai supplementi dietetici, vengono classificati in cinque categorie e possono essere destinati alla popolazione in genere o a gruppi ristretti di persone, magari distinti in base all’età o alla costituzione genetica.
Nei dettagli, sono definiti FOSHU i cibi che migliorano il sistema immunitario, quelli che aiutano a prevenire e controllare le malattie cardiache e diabetiche, gli alimenti che riducono il colesterolo, quelli che aiutano a digerire e ad assorbire vitamine e minerali ed, infine, quelli che riducono l’invecchiamento. Soltanto appartenendo ad una di queste categorie e solo previa presentazione di prove scientificamente fondate che attestino le qualità salutari dell’alimento, quest’ultimo può ottenere il marchio identificativo FOSHU che viene concesso dal Ministro della Salute e da quello del Welfare del Giappone, responsabili di analizzare la documentazione e decretarne o meno l’approvazione (di solito per aver l’autorizzazione occorre circa un anno).
Il fine nobile per il quale il Paese del Sol Levante ha creato un marchio identificativo degli “alimenti funzionali” non è però importante solo per quanto concerne le esigenze sanitarie; chiama infatti in causa una più ampia questione economico-sociale. L’aumento delle aspettative di vita, che ha portato alla crescita del numero di anziani e all’affermarsi di una popolazione più longeva, ha infatti fatto salire i costi sanitari a causa della necessità di maggiori cure legate all’età e ai suoi disturbi. Di conseguenza, anche per ridurre la spesa pubblica, governi e industria alimentare hanno cercato un modo per far fronte a questi cambiamenti; i FOSHU, abbinati ad un sano e corretto stile di vita, possono quindi dare un contributo concreto al benessere e alla salute del consumatore.
Sebbene sulla scia dell’esperienza giapponese anche gli Stati Uniti e l’Europa abbiano elaborato il concetto di alimenti funzionali, il Giappone ha avuto il merito di compiere i primi passi verso questa direzione, tanto che oggi si conferma come il mercato più esteso per il consumo di cibi funzionali. Grazie infatti alla campagne pubblicitarie informative diffuse dal Paese, i consumatori nipponici hanno imparato a riconoscere i prodotti con il suddetto marchio e ad usarli regolarmente.
Inoltre, quello asiatico, è l’unico Paese ad avere una legislazione in merito: se in Giappone, infatti, l’azione dei FOSHU è regolata da precise norme (legate agli effetti che tali alimenti svolgono in una dieta normale), in Europa non esiste una precisa definizione legislativa che stabilisca quali siano gli alimenti funzionali dagli effetti benefici e che ne dimostri l’efficacia sullo stato di salute del consumatore che ne faccia uso.
In assenza di una precisa direttiva in merito e, dunque, di una legislazione armonica ed univoca sugli health claims (le etichette degli alimenti salutistici), gli Stati membri dell’Unione Europea hanno applicato varie interpretazioni della legislazione esistente in materia di etichettatura. In generale, però, un alimento può essere considerato funzionale solo se dimostra di avere degli effetti benefici che vanno al di là del “semplice” apporto dei nutrienti di base. Inoltre, vi è ampio consenso sul fatto che gli health claims debbano essere correttamente formulati per tutelare il consumatore, favorendo anche l’innovazione e la crescita dell’industria alimentare (è di recente emanazione il Regolamento (CE) n. 1924/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 aprile 2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari).
In questi ultimi tempi, proprio in Italia, si sta facendo sempre più strada l’idea di adottare un marchio identificativo per gli “alimenti della salute” in modo da poter aiutare il consumatore a riconoscerli e a distinguerne i benefici.
La nostra Unione accoglie favorevolmente l’iniziativa, a condizione che vi sia una stretta vigilanza da parte dell’Antitrust, affinché vengano garantite la correttezza dei claims utilizzati e la completezza delle informazioni, comprese eventuali controindicazioni, che vengono date sull’alimento.

Joomla SEF URLs by Artio