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Vi hanno venduto un frigorifero difettoso e il negoziante si rifiuta di sostituirlo? Serve l'avvocato! Anche per la più banale delle controversie già dai prossimi mesi potrebbe essere obbligatorio rivolgersi a un professionista: la proposta di riforma della professione forense e la legge delega 69/2009 (riforma del processo civile) assegnano infatti agli avvocati in via esclusiva il compito di dirimere le controversie in materia di consumo, che oggi si risolvono quasi sempre in via extragiudiziale.
L'allarme è stato lanciato da Consumers' Forum, l'associazione costituita nel 1999 che riunisce imprese e associazioni consumeristiche. "In oltre 10 anni - spiega il presidente, Sergio Veroli - abbiamo messo a punto 20 protocolli, che ci hanno permesso di concludere con successo oltre 80.000 conciliazioni. La nostra è un'associazione paritetica, la conciliazione funziona a titolo gratuito. Non c'è un arbitro: noi facciamo da intermediari, si raggiunge un accordo tra le parti sulla base dell'art. 141 del Codice del Consumo. Il 90% delle conciliazioni va a buon fine".
Se andassero in porto le nuove norme sulla professione forense, spiega Veroli, l'art.141 del Codice del Consumo verrebbe di fatto abrogato: "Qualora la legge entrasse in vigore, ne deriverebbe un'imposizione di oneri a carico di cittadini e imprese e quindi una negazione della giustizia, soprattutto per le cause minori, per i consumatori e gli utenti che volessero far valere i propri diritti nei confronti delle aziende". Nessuno, in pratica, andrebbe da un avvocato per una causa dal valore di poche centinaia di euro. E quindi le nuove norme si tradurrebbero, secondo Consumers' Forum, in un grave regresso dei diritti dei consumatori.
"Noi non siamo contro il patrocinio degli avvocati: non è sbagliato attribuirlo, anche nelle controversie tra aziende e consumatori, è sbagliata l'esclusiva - aggiunge Veroli - L'obbligo di ricorso agli avvocati, oltre ad essere oneroso, affossa il principio dell'autonomia negoziale delle parti, e finirà per gravare sulla giustizia ordinaria".
Una posizione condivisa anche dall'Antitrust, che il 21 settembre si è pronunciato contro l'ipotesi di riforma. In una segnalazione inviata a governo e Parlamento, infatti, il presidente dell'Authority Corrado Catricalà rileva come il testo in discussione al Senato estenda in modo significativo l'ambito delle attività riservate agli avvocati.
Tuttavia, "l'ampliamento di tali esclusive non comporta un effettivo accrescimento della tutela degli assistiti, ma determina una restrizione della concorrenza tra professionisti e incide significativamente sui costi delle procedure amministrative, conciliative e stragiudiziali, con ripercussioni negative sui cittadini e sulle imprese".
"Per lunedì 19 ottobre - conclude Veroli - abbiamo fissato un incontro tra imprese e associazioni dei consumatori, non solo nostri associati. L'obiettivo è quello di redigere insieme un documento che invieremo alla Camera, al Senato e al ministero della Giustizia, per segnalare come questa grave violazione dell'art. 141 sarebbe un grave danno per i cittadini".
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