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In aula massima libertà di espressione agli avvocati. Infatti, sono lecite le arringhe animate e a tratti offensive che servono al legale per sostenere una "strategia difensiva", anche se non proprio attinenti con la causa.
È quanto stabilito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 35880 del 16 settembre 2009, ha respinto il ricorso della Procura di L'Aquila presentato contro l'assoluzione decisa dal Giudice di pace di Vasto in favore di un avvocato che, in una causa per minacce, aveva, nella sua arringa, descritto la parte offesa come un soggetto "economicamente inaffidabile".
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