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Continua ad aumentare la percentuale di famiglie che acquistano generi alimentari (pane, pasta, carne, pesce, frutta) presso gli hard-discount (dall'8,6% del 2006, al 9,7% del 2007, al 10,9% del 2008). Lo evidenzia l'ultima rilevazione dell'Istat sui consumi delle famiglie i cui dati sono stati diffusi oggi.

Nel 2008, la spesa per generi alimentari e bevande rappresenta, in media, il 19,1% (era il 18,8% nel 2007) della spesa mensile totale, con aumenti generalizzati ad eccezione della spesa per pesce.

La spesa per l'acquisto di carne si conferma la piu' alta tra le spese alimentari e continua a rappresentare il 4,3% della spesa totale.

Il supermercato rimane il luogo di acquisto prevalente (68,1%, era il 67,8% nel 2007), soprattutto nel Centro-nord (superiore al 70%), immediatamente segue il negozio tradizionale (63,7%, era il 64,7%) in particolare nel Mezzogiorno (76,2%) e per l'acquisto di pane (59,4%). Il 17,2% delle famiglie acquista presso ipermercati, con punte del 22% nel Nord, dove questa tipologia distributiva e' piu' diffusa. Al mercato si reca circa il 22% delle famiglie del Centro-nord (erano il 20% nel 2007) contro il 33,1% delle meridionali (erano il 31,4%).

Rispetto al 2007, le quote di spesa totale che risultano stabili sono quelle che le famiglie destinano all'istruzione, alle comunicazioni e ai tabacchi (pari rispettivamente all'1%, al 2% e allo 0,9% della spesa totale). La sostanziale stabilita' della percentuale di spesa si verifica, a fronte dell'aumento dei prezzi, soprattutto per i tabacchi, a seguito della leggera diminuzione della percentuale di famiglie che effettua l'acquisto di tali prodotti.

Diminuisce la quota di spesa per abbigliamento e calzature (anche a seguito della contrazione del numero di famiglie che effettua questo tipo di acquisto) e quella per arredamenti, elettrodomestici e servizi per la casa (diminuisce la percentuale di famiglie che acquista mobilio, oggetti di arredamento), sanita' (per dentista, analisi cliniche ed esami radiologici), trasporti (in diminuzione la spesa per acquisto di mezzi di trasporto e per l'uso dei trasporti pubblici, a fronte di un aumento della spesa per carburanti) e tempo libero e cultura (oltre a quella per giornali, libri non scolastici, CD e DVD, diminuisce la spesa per beni durevoli e quella per biglietti e abbonamenti a spettacoli e manifestazioni).

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