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L’unione Nazionale Consumatori Calabria ha sempre sostenuto che i tributi o i compensi per i servizi ricevuti devono essere corrisposti dai cittadini, su questo non si transige, nessuna elusione o evasione fiscale, ma è altrettanto corretto che ognuno debba pagare in proporzione all’ utilizzo dei servizi richiesti ed in rapporto al consumo di cui ne beneficia.
E’ questo un principio elementare ma fondamentale del corretto rapporto con le Istituzioni, altrimenti la generalizzazione rischia di far pagare in maniera indiscriminata, è quello che succede facendo ricorso al principio presuntivo che non consente di rapportare in maniera giuridicamente corretta l’uso del servizio al compenso da corrispondere.
Nel caso poi che il regolamento idrico comunale preveda la lettura periodica dei contatori  da parte del personale del comune, le irregolarità appaino in tutta la loro evidenza, poiché le omissioni da parte delle Istituzioni ricadono sui cittadini chiamati a pagare a forfait, non essendoci stata un effettivo accertamento dei consumi utilizzati.
L’associazione si compiace della circostanza che vi siano state 15.000 autoletture dei contatori da parte dei cittadini, infatti l’Unione Nazionale Consumatori attraverso le pagine dei quotidiani calabresi ha sollecitato i cittadini a comunicare i dati delle letture dei contatori mettendo a disposizione gratuitamente anche il fax dell’associazione, proprio per evitare in mancanza di tale operazione il ricorso al solito criterio presuntivo con ulteriore aumento del canone idrico.
Il ricorso da svariati anni al metodo presuntivo così come la circostanza che trattasi solo di 5.000 fatture su un complessivo di 76.000 utenze circa, non può suonare come una giustificazione al pervicace operato della Re.ge.s, poiché in nessun Paese cosiddetto “progredito” è ammissibile il ricorso ad un principio discriminatorio quale quello presuntivo e se errare è da considerarsi umano, perseverare in simile atteggiamento è diabolico.
Non è assolutamente nelle intenzioni dell’Unione Nazionale Consumatori fare polemica che possa disorientare i contribuenti ma al contrario l’operato dell’associazione è sempre stato improntato alla massima chiarezza, unico elemento che consente ai cittadini non solo di verificare la trasparenza e la correttezza dell’operato delle Istituzioni anche quando esplicano la loro fase impositiva dei tributi, che non necessariamente deve essere ispirata a terrorizzare i cittadini anche attraverso l’ausilio della costosa notifica speciale degli atti giudiziari tramite la busta verde che come appreso più volte dalla cronaca dei giornali, ha provocato nei destinatari dei comprensibili malori.
Purtroppo l’assenza di uno strumento indispensabile quale la class-action che tarda ancora a trovare operatività nel nostro ordinamento giuridico e che abbatterebbe i costi di giudizio, unitamente al più delle volte alla irrisoria somma da versare, spingono i consumatori a preferire il pagamento piuttosto che fare valere in giudizio i propri diritti con notevoli costi da dover sostenere.
Si prende atto comunque favorevolmente della disponibilità della Re.ge.s ad un confronto costruttivo che deve tendere necessariamente a riconsiderare il rapporto con i cittadini-utenti, nel rispetto dei principi fondamentali del diritto che devono essere applicati nel campo delle esazioni, senza dover ricorrere a rocamboleschi stratagemmi che nulla hanno a che fare con la giusta lotta alla evasione e alla elusione fiscale.   
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