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Fino al 30 giugno scendono al 9,5% gli interessi dovuti a imprenditori e professionisti per i pagamenti ritardati, mentre prima erano dell’11,1%. Lo ha stabilito il Ministero dell’Economia con un provvedimento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 febbraio scorso emanato in attuazione del decreto legislativo n. 231/2002 che ha introdotto alcune regole per velocizzare i pagamenti stabilendo il principio che le parti (ossia chi paga e chi riceve il pagamento) possono liberamente concordare nel contratto, verbale o scritto, un termine di pagamento, ma se questo è iniquo il creditore può ricorrere al giudice per far stabilire un termine più equo, “avuto riguardo alla corretta prassi commerciale, alla natura della merce o dei servizi oggetto del contratto, alla condizione dei contraenti e ai rapporti commerciali tra i medesimi”. Da nessuna parte è scritto quale è un termine di pagamento equo, per cui bisogna fare riferimento alla raccolta degli “usi e consuetudini” delle Camere di commercio, che prevedono termini diversissimi in relazione alle varie merci e servizi, ma in genere non superiori a 90 giorni. Se si tratta di prodotti alimentari deteriorabili, però, il contratto non può prevedere un termine di pagamento superiore a 60 giorni dalla consegna.
Se il debitore non rispetta il termine di pagamento, è tenuto alla corresponsione degli interessi di mora, che decorrono dopo 30 giorni se il contratto fra le parti non prevede un termine di pagamento. Tali interessi vengono stabiliti e aggiornati ogni semestre dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, con riferimento a quelli delle operazioni di rifinanziamento della Banca centrale europea, maggiorati di sette punti percentuali.
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