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Capita spesso che entrando in un negozio per fare una spesa, il consumatore provochi un danno, facendo cadere o comunque rompendo o rovinando qualche cosa. Talvolta il danno è provocato da un figlio piccolo, ma inevitabilmente nascono discussioni per il risarcimento. Il caso è regolato dall’articolo 2043 del Codice civile, che è molto chiaro: “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”. Il danno provocato dal consumatore è accidentale, ma ciò non toglie che è sempre colposo, quindi il risarcimento è dovuto perché per consolidata giurisprudenza il danno colposo deriva da negligenza, imperizia o imprudenza.
L’onere della prova inversa spetta a chi ha provocato il danno, nel senso che in un’eventuale giudizio il consumatore dovrebbe dimostrare che non è stato negligente o imprudente, ma che il danno è avvenuto, ad esempio, perché l’oggetto era collocato male ed è bastato uno spostamento d’aria. Se il danno è stato provocato dal figlio minore, ne rispondono i genitori ai sensi dell’articolo 2048 del Codice civile, a meno che non provino “di non aver potuto impedire il fatto”.
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