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La fiducia delle imprese crolla ancora a dicembre e scende ai minimi storici. E vengono confermate anche le difficoltà di accesso al credito, emerse già a novembre. È il quadro che emerge dalla consueta indagine mensile dell'ISAE, che sottolinea come l'indice della fiducia delle imprese cali da 71,6 a 66,6, «attestandosi sui minimi storici della rilevazione».
Dall'inchiesta emerge un forte calo sia dei giudizi sul livello corrente della domanda sia delle attese a breve termine sulla produzione, mentre tornano ad accumularsi le giacenze di prodotti finiti. La crisi, spiega l'Isae, si estende a tutti i principali settori produttivi: l'indice scende infatti da 65,7 a 62 nei beni d'investimento, da 82,5 a 78,9 in quelli di consumo e da 66,3 a 60,7 negli intermedi.
Su base territoriale, l'indice scende da 67,6 a 63,8 nel Nord Ovest, da 71,4 a 63,1 nel Nord Est e da 80,0 a 75,8 nel Centro; una sostanziale stabilità si registra invece nelle regioni meridionali, dove l'indice passa da 75,9 a 75,5.

Ma peggiorano anche le previsioni sull'andamento degli ordini, dei livelli di produzione e della liquidità. A far segnare un forte peggioramento, sono anche i giudizi e le previsioni sull'andamento del fatturato all'esportazione: «Aumenta in misura marcata - si legge nel documento - la quota di quanti segnalano la presenza di ostacoli all'esportazione, principalmente a causa di "altri fattori", in questa fase legati alla crisi internazionale in atto, ed a maggiori difficoltà nel reperire finanziamenti».
Per il secondo trimestre consecutivo, inoltre, scende il rapporto fra prezzi all'export e prezzi praticati sul mercato interno, mentre tra i principali mercati di sbocco diminuisce il ruolo esercitato da Germania e Stati Uniti ed aumenta quello degli altri Paesi europei.
 
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